Articoli del giorno – luglio 2013

31 luglio – da Il Corriere della Sera Vola la disoccupazione tra i giovani: sono 642mila quelli senza lavoro

Schopenhauer soleva dire che gli uomini sono intellettualmente miseri, e non possono né vogliono tollerare alcuna superiorità e tanto meno accettare e riconoscere il valore altrui. La storia dell’umanità, purtroppo, è ricca di esempi di quanti si sono adoperati per esaltare il mediocre, in ogni ambito, e sminuire chi avesse reali capacità, liquidandolo sommariamente. Del resto a proposito della complessa tematica del “merito”, è evidente come sia andata diffondendosi e consolidandosi nel tempo l’idea che valutare e premiare il talento sia un affare da proletariato, giacché per mezzo delle proprie capacità anche i soggetti meno facoltosi possono vedere realmente annullate le differenze sociali ed avere in concreto le stesse opportunità dei più abbienti.

Tuttavia è proprio premiando ed incentivando il talento che si dà attuazione all’equità e si stimolano l’efficienza e il senso di responsabilità, nell’individuo e nella collettività, nel Privato come nel Pubblico.

Per poter immaginare un futuro e, prima ancora, vivere dignitosamente il presente, merito, equità e responsabilità devono essere assunti quali cardini sui quali deve fondarsi una società che voglia proclamarsi civile, per non vedere definitivamente depauperato e svilito il capitale umano e sociale di una Nazione, la nostra, sempre più divisa tra privilegiati e “sfigati”, tra furbi e fessi. La “politica” degli ultimi anni, poi, ci ha fornito innumerevoli esempi di come l’arte dell’improvvisazione, che più si addice ai palcoscenici teatrali, abbia preso il sopravvento sulla “buona amministrazione” della res publica, proclamando la definitiva morte di valori quali onestà, impegno e sacrificio e relegando in una condizione di perenne precariato tutti quelli che non possono vantare nel proprio albero genealogico personaggi influenti ed inseriti.

Per questo ritengo che non esista niente di più auspicabile che vedere radicata e consolidata la cultura del merito nell’unica declinazione possibile al fine di tradursi in azione politica concreta (senza cadere nell’utopia di una società ideale e di fatto per niente reale) in cui merito e competenza costituiscono facce della stessa medaglia che è la gestione della res publica.

Allora diventa realmente possibile non solo individuare il merito/competenza ma declinarlo e trasformarlo in offerta politica al servizio di una nuova cultura riformatrice.

Premiando ed ergendo la competenza a principio di organizzazione sociale diventa improcrastinabile porre in essere una vera e propria “Rinascita” della classe dirigente, in ossequio a quanto lo stesso art. 4 della Costituzione, al secondo comma, dispone: “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

Se il merito non viene valutato e tanto meno premiato, viene disincentivato l’impegno e mortificata la competenza; se il rendimento non viene considerato e adeguatamente misurato non è possibile definire il reale valore di un’azione e di chi l’ha compiuta ponendo ingiustamente tutti sul medesimo livello.

Si può uscire da questa generale situazione di crisi solo a condizione di un profondo e radicale cambiamento culturale che ponga l’uomo al centro di un sistema di valori condivisi.

Spesso siamo soliti dimenticare che nell’etimo delle parole è racchiusa la loro anima, o quanto meno la loro origine storica, e di rado, leggendole, se ne coglie il senso più profondo che, nell’automatismo della comunicazione parlata, inesorabilmente viene a perdersi.

Crisi in greco vuol dire trasformazione ma anche opportunità, occasione per i sistemi economici, per gli Stati, le comunità e gli individui di riflettere sul senso della vita.

Ed è sul senso di questa opportunità che oggi, qui riuniti, dobbiamo riflettere per far sì che il nostro domani sia realmente migliore.

30 luglio – da Il Sole 24 Ore Industria, a luglio la produzione recupera terreno

Nel romanzo Tempi difficili Charles Dickens emerge una profonda verità: “Ora quello che voglio sono Fatti. Solo i fatti servono nella vita. Non piantate altro e sradicate tutto il resto. Solo con i fatti si plasma la mente di un animale dotato di ragione; nient’altro gli tornerà mai utile. Attenetevi ai Fatti!”. In questo breve estratto si rispecchia la situazione economica e sociale del nostro Paese. Parafrasando Dickens gli Italiani stanno chiedendo all’attuale classe politica meno demagogia e più soluzioni concrete per una rinascita delle imprese, dell’economia e della produttività.

Quasi come fossero un mantra autodistruttivo non si sentono altro che affermazioni sulla lenta agonia del nostro Paese, sul peggioramento dell’economia reale. Una strumentalizzazione politica che si declina in vuoti giri di parole mentre di fatto ogni ora 11 imprese chiudono per fallimento (sono oltre 100.000/anno – 40.000 quelle di capitale e 60.000 le altre; 274/giorno, 11 all’ora, dati CERVED 2013 su 2012 ed oggi stanno addirittura peggiorando).

Eppure pensando al nostro Bel Paese appare assai difficile dimenticare che siamo secondi, solo dietro alla Germania, per prodotti manifatturieri, che il famoso made in Italy tanto invidiato da tutto il mondo è e vuole continuare ad essere l’espressione massima del nostro genio e della nostra creatività che da sempre ci contraddistingue.

I giovani, tanto citati nei discorsi da salotto mediatico/politico, sono sinceramente stanchi  di sentire belle, ma quanto mai vane promesse quando sappiamo bene che tre aziende su cinque si indebitano con le finanziarie, il debito pubblico è al 130% del PIL e ne consegue una disoccupazione giovanile al 38% (senza contare i precari).

Eppure le soluzioni concrete sembrerebbero così vicine e attuabili. Perché nessuno ancora pone in essere delle leggi grazie alle quali poter dare credito e, quindi, respiro agli imprenditori invece di soffocarli con un fisco che porta inesorabilmente alla morte delle loro imprese?

Quale mefistofelico sistema impedisce la creazione di un “fondo dei fondi” con garanzie da parte dello Stato per finanziare le startup? Come mai non si riesce ancora ad attuare una riforma del fisco, l’abbattimento dell’IMU per gli edifici produttivi, la riduzione delle aliquote e delle tariffe comunali e provinciali?

Non solo il quadro normativo ne uscirebbe rafforzato e completato consentendo di rimettere in moto la crescita, ma condurrebbe l’Italia ad essere una vera e propria startup nation arricchita da quell’estro e coraggio tipico del nostro popolo.

Per tornare all’origine di questo articolo gli italiani chiedono a gran voce i “fatti” perché sinceramente se è vero che sono i fatti a plasmare la mente di un animale dotato di ragione, questo immobilismo politico è un vero e proprio affronto all’intelligenza dei cittadini.

29 luglio – da Toscana News Quei giovani italiani condannati al precariato

L’attuale crisi nel mondo del lavoro e il proliferare di contratti atipici fornisce, giorno dopo giorno, dati per niente confortanti. Si pensi a tutte quelle realtà in cui il soggetto è stato assunto dapprima con un contratto a progetto, e poi, illudendosi di migliorare la propria condizione, lo ha modificato con un contratto a partita iva.

Questo scenario è tipico di certe ditte specializzate nel settore informatico o erogatrici di servizi come quelli di call center magari proprio vincitrici di appalti presso pubbliche amministrazioni. La perversione di questo sistema è tale da implicare che il lavoratore in questo caso, avvinghiato dal ricatto morale di essere già fortunato per essere stato assunto, deve versare autonomamente i contributi all’Inps, intaccando i propri emolumenti e, paradossalmente, qualora dovesse assentarsi per malattia, non vedersi corrisposto nulla!

Sembra del tutto evidente che le riforme messe in atto nel mercato del lavoro, fino ad oggi, abbiano per lo più condotto ad una progressiva proliferazione di contratti atipici accentuando il divario tra soggetti che vedono riconosciute garanzie piene, ed altri – quelli assunti appunto con contratti atipici – che accedono a diritti sociali ridotti (talvolta diritti negati in toto come l’accesso al credito. Un lavoratore precario non può richiedere il mutuo per l’acquisto della prima casa. Ciò toglie la speranza di costruire il proprio futuro e alimenta, in tanti, la tentazione di “scappare” all’estero).

La presenza in Italia di redditi salariali mediamente più bassi, sia in valore assoluto che in termini di potere d’acquisto rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea comporta, peraltro, l’impossibilità di accumulare sufficienti risparmi per affrontare in sicurezza periodi di disoccupazione e di ricerca di nuovo lavoro successivi al termine o a un mancato rinnovo del contratto stesso (condizione invece abituale a livello internazionale dove i redditi sono mediamente più alti soprattutto tra i lavoratori flessibili).

Il problema in realtà non è la flessibilità del lavoro tanto esaltata dal ministro Fornero quanto l’assenza di supporto economico tra un’occupazione e l’altra. Basti pensare ad alcuni esempi di ammortizzatori sociali a livello europeo. In Germania viene tutelato anche chi è alla ricerca del primo impiego e quindi è senza versamenti, con un sussidio di 359 euro al mese. In Francia oltre i classici ammortizzatori sociali che prevedono un sussidio che ha come requisito 4 mesi di versamenti negli ultimi 28 mesi (non un anno di contributi negli ultimi due come in Italia) esiste anche il cosiddetto regime di solidarietà nel caso si siano versati almeno 5 anni di contributi negli ultimi 10. Nel Regno Unito chi perde il lavoro ha diritto a 67 sterline circa a settimana  per un massimo di 182 giorni in ogni periodo di ricerca e non esiste un limite di durata per tale sussidio.

Da questa breve analisi emerge con evidenza che flessibilità lavorativa e precariato sono due fenomeni di per sé concettualmente diversi, non sovrapponibili e tanto meno assimilabili. Le riforme degli ultimi anni sono state effettuate giocando proprio su questa ambiguità, cioè spacciando il precariato per flessibilità lavorativa.

La flessibilità, infatti, consente al lavoratore di accrescere il proprio valore professionale senza perdere i benefici maturati, mentre il precariato, essendo costituito da una serie di contratti a termine che non  garantiscono, nel tempo, vantaggi ed economici ed adeguate tutele traduce il percorso lavorativo in una sequela di impieghi frustranti, demotivanti, mal remunerati e poco professionalizzanti.

28 luglio – da Il Sole 24 Ore Grillo: ristrutturare il debito restando nell’euro o tornare alla lira

Si sta avvicinando l’ora X ? La situazione rimarrà sotto controllo? O durante agosto, o diciamo fra settembre e novembre, lo spread salirà vertiginosamente, il debito pubblico italiano verrà declassato? Le imprese stanno morendo al ritmo progressivo di UNA OGNI 5 secondi!!! Deflagrerà la disoccupazione, la mancanza di reddito e sostentamento per milioni di famiglie, lo Stato finirà senza risorse? Perché senza imprese cala il PIL, senza il PIL non ci saranno entrate per lo Stato, il rapporto deficit PIL volerà a 140-150%  e quindi si entrerà velocemente nella spirale che condurrà al default come la Grecia o Cipro?

Queste sono le domande che ci poniamo da tempo e per le quali aspettiamo delle risposte.

27 luglio – da Il Sole 24 Ore Il governo liberalizza il Wi-Fi, Decreto Fare cambiato in extremis

Quanto penare per avere la libertà di usare le tecnologie innovative. Altri stati hanno liberalizzato il WiFi già molti anni fa. I nostri governanti ci hanno costretto, invece, fino ad oggi ad una registrazione burocratica e assurda per l’uso libero del WiFi, con la scusa della sicurezza e della individuazione dell’utilizzatore. Scuse puerili poiché chi entra in rete con un pc, un iPad, smartphone o qualsiasi altra scheda è sempre individuato! La verità è che una burocrazia, o peggio una lobby, imperante creano norme e scartoffie per rendere difficile, anziché promuovere come dice l’articolo 1 della nostra Costituzione, il nostro lavoro!

Rendere libero e facilitare l’uso degli strumenti digitali non è più un’opzione, ma una necessità INDEROGABILE al fine di permettere alle nostre imprese e lavoratori di essere tecnologicamente aggiornati. Quindi il governo DEVE completare la banda larga, accessibile nella maniera più libera ed economica a tutti i cittadini, perché questo fa parte del nostro lavoro e dei diritti quotidiani!!!  

26 luglio – da Il Corriere della Sera Province, approvato il ddl “svuota poteri”

Nuovo passo verso la semplificazione burocratica e organizzativa del nostro Paese: ma sarà quello buono? Da tempo, troppo tempo, si parla di una riorganizzazione dell’assetto istituzionale del nostro Paese, in primis dell’abolizione delle province. Un taglio che, come evidenzia ConfAPRI nella sue proposte di legge, avrà degli importanti benefici anche sulla crescita economica del Paese, riducendo infatti quelle che sono le spese di una macchina burocratica le cui funzioni potrebbero essere spartite tra regioni e comuni. Vogliamo semplificare la burocrazia italiana e ridurre la casta? Procediamo allora! Basta parole, ora attendiamo i fatti.

25 luglio – da Il Sole 24 Ore S&P taglia i rating di 18 banche italiane, ma salva Intesa e Unicredit

Se l’economia non crescerà entro il 2015  – e con le quasi inesistenti misure per imprese e lavoro pare non ci siano prospettive positive all’orizzonte -, secondo gli analisti crolleranno molte banche che trascineranno con sé anche imprese e lavoratori.

Senza drastiche, urgenti e immediate misure, che ConfAPRI chiede da maggio 2012, l’Italia non solo non crescerà economicamente, ma si avvicinerà paurosamente ad un punto di non ritorno, di declassamento continuo: i titoli statali diventeranno spazzatura, le banche falliranno, la disoccupazione dilagherà, le imprese moriranno ancora più velocemente e il disordine sociale sarà totale!

Ma cosa aspetta il governo a tagliare la spesa pubblica e a pagare tutti i 120 miliardi alle imprese, adottando la Carta di CastelBrando come guida per la ripresa concordata da imprese, legislatori e economisti l’8 luglio a CastelBrando? 

Governo, se ci sei, batti un colpo!

24 luglio – da Il Sole 24 Ore Fisco, Letta: tasse troppo alte perchè non tutti le pagano. Sulla competitività dell’Italia pesa l’economia in nero

Da oltre un anno ConfAPRI sostiene che le tasse, che soffocano imprese e lavoratori, debbano essere ridotte: solo così potrà ripartire l’economia italiana. Il primo ministro Letta evidenzia come a trascinare l’Italia nel baratro ci sia l’economia in nero: noi di ConfAPRI aggiungiamo anche la corruzione. Serve al più presto, come evidenziato nella nostra Carta di CastelBrando, una drastica legge contro questo fenomeno che brucia e sottrae allo Stato ogni anno 60 miliardi di euro.

23 luglio – da Il Corriere della Sera «La mia odissea per pagare una tassa»

ConfAPRI, a nome di oltre 1 milione di imprese rappresentate e dei 23 milioni di produttori, CHIEDE AI POLITICI e AI LEGISLATORI di provvedere SUBITO ad emanare norme di semplificazione, di unire gli adempimenti, di emanare delle direttive che: 

– prevedano che tutti i dipendenti pubblici abbiano ben esposto il nome e cognome (o numero identificativo), dando così modo, come avviene in tutto il mondo civile, di chiamare per nome chi eroga servizi e, all’occorrenza, riconoscere i più valenti dai fannulloni; 

– istituiscano un puntale servizio al cittadino e puniscano con ammenda tutti i comportamenti degli enti o del personale pubblico non educato o non diligente verso i cittadini, o che non evade nei tempi medi previsti le richieste e le pratiche; 

– semplifichino tutte le procedure adottando il silenzio assenso, un tempo veloce di risposta, un obbligo per l’ente o il funzionario di richiedere dati o documenti se recuperabili in altri enti, dispensando così il cittadino a fare percorsi ad ostacoli; 

– permettano di usare strumenti più veloci per richieste o risposte come ad esempio la posta certificata e il web, liberando così le strade da auto che girano per le scartoffie, consumano energia, inquinano e gettano via un monte di ore che potrebbero, per il bene di tutti, essere dedicate a produrre. Avremmo così date certe per la scaletta dell’evasione degli atti e taglieremo un sacco di corruzione promossa da quei funzionari pubblici che tengono le pratiche sopra i loro tavoli forzando o inducendo il cittadino a dare mance!!!

Queste sono solo una parte delle norme di sburocratizzazione che ConfAPRI da oltre un anno promuove e sollecita. Se i nostri politici al governo vorranno il voto dei cittadini dovranno dimostrare di servire i cittadini e non i propri interessi, alle volte illeciti, o quelli dei compari burocratici. 

Governo se ci sei dacci un segnale. I cittadini lo aspettano. I cittadini vorrebbero rispettare di più lo Stato, riconoscersi nello Stato, ma lo faranno quando non saranno trattati più da sudditi, bensì da azionisti del NOSTRO STATO.

22 luglio – da Il Sole 24 Ore Sotto i 40 giorni il noleggio sconta l’imposta sostitutiva al 20%

NAUTICA: prima i professori fanno terrorismo fiscale e super tassano i possessori di natanti; poi, a poco più di un anno di distanza, dopo che il settore nell’alto Adriatico ha perso oltre il 40%, ribassano le tasse e cambiano atteggiamento. Un detto popolare identifica questi comportamenti con una frase “… è come chiudere la stalla, quando le mucche sono ormai scappate”. Per recuperare questa enorme percentuale persa dal settore ci vorranno decenni!  A pagare questi scontati errori non sono i nostri politici e professori, ma i lavoratori e gli imprenditori.

LA STESSA COSA STA SUCCEDENDO ALLE NOSTRE IMPRESE e a tutto il settore industriale e manifatturiero italiano: tassazione e burocrazia da molti anni le stanno decimando, chiudono oltre 100.000 imprese all’anno e questo scempio dura da oltre 5 anni. I nostri professori e politici continuano nella loro noncuranza e indifferenza, anche perchè i loro stipendi e redditi non vengono decimati come i nostri; anzi loro ne guadagnano poiché tutti i costi dei prodotti e dei servizi, a causa della grave crisi, costano meno, e la burocrazia e casta spendono quindi meno con gli stessi stipendi e privilegi intatti!

Eppure tutti gli economisti, esperti, e perfino le massaie di casa, saprebbero e cambierebbero queste leggi demenziali che tassano imprese e lavoro facendolo morire, e con la morte delle imprese ci sarà la morte del lavoro, dello Stato e della democrazia!

PER RICOSTRUIRE 500.000 imprese annientate, per recuperare oltre 500 gioielli industriali che se ne sono andati svenduti ai potentati e alle bische finanziarie estere CI VORRANNO DECENNI O FORSE NON CI RIUSCIREMO MAI PIÙ. 

CHE TRISTEZZA, LA CASTA, I POLTRONIFICI E I PRIVILEGIATI CONTINUANO IMPERTERRITI A SPENDERE OLTRE IL 50% dell’intera produzione italiana. Solo negli ultimi 2 anni il debito si è incrementato di 200 miliardi, ha superato il 130% del PIL, limite oltre il quale c’è il baratro, l’uscita dall’euro, la svalutazione della moneta e tutta la miseria che ne conseguirà.  

MA FORSE, TUTTO QUESTO È VOLUTO? Voluto per svendere, e far vendere scontate le ultime nostre imprese, i nostri tesori storici e le oramai poche aziende di stato… Quello che sta succedendo alla Grecia e a Cipro è un chiaro esempio e specchio nel quale finiremo se non reagiremo con immediata urgenza, etica e determinazione, riducendo, rinegoziando e rimodulando il debito pubblico, tagliando le spese, riducendo le tasse e i tributi ai lavoratori e alle imprese per far ripartire le imprese, il lavoro, i redditi dei cittadini e quindi il PIL. 

Cari governanti, non ci servono professori, burocrati o luminari, le azioni da fare sono banali ed immediate e smettete la di fare bla bla bla, basta parole servono azioni urgenti, subito! Noi di ConfAPRI le azioni le abbiamo individuate e riportate a chiare lettere nella Carta di CastelBrando.

21 luglio – da Il Sole 24 Ore Chiusure record, +13% rispetto al 2012

Vi hanno detto che il Italia chiudono 30 o 50.000 imprese all’anno? Vi hanno detto una bugia o vi hanno ingannato, NON VI HANNO DETTO, O VI HANNO NASCOSTO LA VERITA’!!! 

Dal 2007 hanno cambiato la contabilizzazione poiché annotano al CERVED, il centro informatico nazionale delle CCIAA, solo le imprese di capitale. In realtà le imprese totali che hanno chiuso sono una media di 100.000 all’anno, e cioè 273 al giorno, 11,4 all’ora, una ogni 5 minuti circa e la moria sta crescendo!

Il tasso di crescita dei fallimenti 2012 sul 2011 è del 12,1% in Piemonte, del 5,9% in Veneto. I settori più colpiti sono, in ordine di importanza e misurando gli anni 2009-2012, le costruzioni con una perdita media annua dell’8% (- 40% IN 5 ANNI), il sistema moda con una perdita media annua del 7,1% (- 35% in 5 anni), la meccanica, i mezzi di trasporto ed il sistema casa con una perdita annua del 5% (-25% IN 5 ANNI); l’elenco dei decessi potrebbe continuare. 

Quanti decenni ci vorranno per ricostruire questo 35% di strutture industriali e produttive mandate in fumo, costrette a fallire per una insipiente politica di questi ultimi anni???? Ma chi vuole tutto questo? Perché ci nascondano che la tragedia che stiamo affrontando è molto più grave e difficile? La risposta che noi di ConfAPRI ci diamo è che una CASTA, che usufruisce di assurdi privilegi e che vegeta fra intrallazzi e sprechi, NON VUOLE INFORMARE I CITTADINI, ed una stampa troppo allineata e compiacente NON LO DICE anche perché ha paura di perdere la fetta di gratuiti milioni a fondo perduto che ogni anno i politicanti elargiscono loro a condizioni che questi giornali e TV stiano allineati e zitti.

Ma la matematica non è opinione o giornalismo; i numeri prima o poi emergono, le aziende come il nostro Stato, se mal gestito, prima o poi fallisce! Il guaio è che trascinerà nel fallimento prima di tutto noi cittadini. NON POSSIAMO STARCENE ASSOPITI A CUOCERE A FUOCO LENTO: SVEGLIAMOCI ED APRIAMO GLI OCCHI, CHIEDIAMO CONTO E RENDICONTO DI DOVE E COME VENGONO SPESI, O MEGLIO DISTRUTTI, I NOSTRI SOLDI, DATI AI NOSTRI GOVERNANTI CON LE NOSTRE TASSE 

Altri dati qui: il contatore delle imprese che chiudono e osservatorio sui fallimenti delle imprese 

20 luglio – da Il Corriere del Veneto Il ministro Zanonato attacca Renzo Rosso: «E’ provinciale, non conosce la realtà»

Un Ministro Zanonato sorprendentemente contro gli industriali, difesi finalmente anche dai loro presidenti di Confindustria: che delusione caro Ministro! Finalmente! Confindustria, i grandi industriali e alcuni presidenti delle nostre regioni produttive si allineano e dicono quello che da oltre un anno NOI di ConfAPRI stiamo dicendo. 

Con oltre un milione di imprese e 5 milioni di lavoratori, la rete ConfAPRI sta da oltre un anno lanciando l’allarme! L’8 luglio nel nostro primo FORUM annuale abbiamo creato la Carta di Castelbrando vedi che delinea una serie di misure MINIME per sopravvivere prima che l’autunno e l’inverno ci congelino! E il nostro ministro dello sviluppo, che era stato invitato all’incontro e non ha voluto o saputo confrontarsi, oggi attacca i nostri colleghi che vivendo al fronte, lanciano l’allarme… Ma, purtroppo siamo governati da chi in passato ha saputo solo perdere… forse ci aspetta una nuova Caporetto!

GOVERNO SE CI SEI, BATTI UN COLPO! Le imprese stanno morendo e con la morte dell’impresa morirà il Paese e i cittadini tutti! E non illudetevi, sarete trascinati nel baratro anche tutti voi. 

Come ConfAPRI non possiamo che condividere le critiche “giuste e doverose” di Renzo Rosso alle azioni del governo, ribadite e difese anche dal Presidente della Confindustria Veneta, Roberto Zuccato, che ha scritto: «È una visione lucida e intelligente fatta da un imprenditore, Renzo Rosso, che non si è trovato l’azienda di papà in mano, ma che ha saputo costruire con il suo lavoro, le sue capacità ed intelligenza, un modello mondiale del Made in Italy». 

Il ministro Zanonato aveva dichiarato: «È un atteggiamento provinciale parlare sempre e solo delle cose che non vanno. E un imprenditore italiano che fa queste affermazioni non conosce la realtà economica del suo Paese». Così il ministro dello sviluppo economico Flavio Zanonato, a margine della bilaterale tenuta a Padova con l’ omologo francese Montebourg, ha commentato le recenti dichiarazioni di Renzo Rosso, il patron della Diesel, che attribuiva alle «politiche sbagliate» la fuga delle grandi griffe del Made in Italy all’estero. Luca Zaia, Presidente della Regione del Veneto, intervenendo sul tema a mezzo Ansa ha dichiarato: «Io sto con Renzo Rosso al 100% – dice Zaia -. La sua posizione è da condividere perchè non serve che al governo vada un premio Nobel per spiegare che il sistema non sta in piedi con una tassazione al 60%, oltre il triplo della neo entrata in Ue e confinante con l’Italia Croazia, e una burocrazia insormontabile». «Come si fa a dare ragione a uno Stato – aggiunge Zaia – che pretende il pagamento delle tasse all’istante da parte delle aziende e non onora i suoi debiti con le imprese». «Non esiste un solo imprenditore che si diverta ad andare all’estero o a vendere la propria fabbrica – continua Zaia – invece sono certo che tutti preferiscono avere il loro stabilimento nel proprio territorio, dare lavoro ai suoi concittadini e ringraziare con la propria fatica la terra che gli ha dato le origini». «La situazione in Italia è tale – conclude – che oltre alle fughe non esistono eppure imprese o multinazionali che vengono da noi ad investire perchè c’è una totale assenza di appeal». «Renzo Rosso è un grande imprenditore che ammiro per quello che ha saputo fare e costruire in questi anni. Un esempio per quello che ha fatto come impresa e come impegno e attenzione al sociale, per questo mi stupisco delle parole del ministro allo Sviluppo economico Flavio Zanonato» afferma ancora Roberto Zuccato Presidente di Confindustria. 

19 luglio – da Libero Quotidiano Sartori: “Kyenge e Boldrini sono due raccomandate incompetenti, nullità della politica”

Gli italiani che lavorano e che mantengono questa Italia in degrado, un Paese che favorisce l’immigrazione dequalificata e fa emigrare i propri giovani e talenti, approvano quello stanno facendo i governanti? Noi APRI – Attività Produttive Italiane – non lo crediamo.

Non crediamo che la maggioranza degli italiani siano in accordo con i rappresentanti politici che hanno attenzioni e parole di difesa solo per gli immigrati, spesso dequalificati o, peggio, usciti di galera, che vengono accolti, nutriti e mantenuti nel nostro Stato che lascia, invece, i propri cittadini anziani con pensione da fame, i lavoratori esodati o disoccupati senza sussidi, i giovani senza lavoro o, peggio, lascia che i talenti emigrino. Gli italiani, quelli che producono, quelli che noi rappresentiamo, sono in accordo con quanto fanno e pubblicizzano quotidianamente i nostri ministri e rappresentanti?  Povera Italia come ci stanno riducendo i nostri politicanti!

Vedi Risanare l’Italia è un dovere, oltre che un obbligo, per non togliere il futuro ai nostri figli!

18 luglio – da La Tribuna di Treviso Unindustria verso la fusione con Belluno

Primi timidi segnali di razionalizzazione: finalmente Confindustria Treviso e Belluno parlano di riduzione delle mega strutture inutili e burocratiche delle nostre associazioni.

Sulla fusione, le province sono già state battute dalla CISL. E Confindustria dovrebbero pensare ad un’unica struttura regionale (o dell’intero Nordest, da Trento a Trieste) snella, poco costosa, che faccia pagare, come è per la Francia, gli USA, l’Inghilterra e tanti altri Stati, almeno 10-15 volte in meno di contributi associativi.

In questi terribili momenti, si registra una de-industrializzazione spinta dalle troppe tasse e balzelli tollerati da Confindustria, da un coacervo di scartoffie che obbliga le nostre imprese a perdere un giorno di lavoro alla settimana in adempimenti assurdi e burocratici, adempimenti sui quali Confindustria organizza pure corsi. Ma non sarebbe meglio che Confindustria si battesse con le PMI, come si batte ConfAPRI (vedi >>>  articolo 4 dei Pilastri del Buon Governo  e proposta di legge),  per eliminare 9 scartoffie su 10, così come avviene negli altri Stati nostri concorrenti? Se saranno eliminate le scartoffie, saranno eliminati tanti costi e corsi, quindi Confindustria potrà ridurre le sue strutture e come la Francia far pagare quindici volte in meno ai propri associati.

Ma se come annunciato dal giornale il Presidente Vardanega vuole correre per la poltrona nazionale, non intenderà nemmeno scalfire gli interessi delle grandi imprese che comandano nella Confindustria romana, e quindi trascurerà, probabilmente, tutta quella schiera delle PMI, oltre il 95% degli associati di Confindustria, anzi, dirà le stesse cose che dice ConfAPRI. Purtroppo come rileviamo si limiterà a dirle, non a farle, e le nostre imprese continueranno a morire! Questi nostri rappresentanti non hanno probabilmente fatto con le loro mani le industrie, non sanno che ci vorranno decenni e decenni per ricostruirle, le lasciano morire perché non hanno saputo, e non sanno nemmeno ora, come rappresentarle adeguatamente.

Invitiamo Vardanega e gli altri presidenti delle associazioni del Nordest di unirsi a NOI, di marciare compatti, senza timore e con coraggio come facciamo noi, chiedendo il riconoscimento dell’articolo 1 della nostra Costituzione, oltre a delle leggi appropriate che taglino le tasse e la burocrazia alle imprese, così che possano generare lavoro e prodotti che arricchiranno tutti i cittadini, facendoci uscire da questa grave e fallimentare situazione senza esitare o aspettare ancora!

18 luglio – da Il Corriere della Sera Finanziamento ai partiti, bagarre in Aula

Quando si tratta di passare dalle parole ai fatti si preferisce fare un passo indietro. Dello stop al finanziamento ai partiti se ne parla ormai da diversi mesi: tutti i partiti e movimenti che siedono oggi in Parlamento, tramite i loro rappresentanti, si sono detti a parole favorevoli. Ma i fatti, poi, smentiscono. 

Da mesi ConfAPRI sostiene come il rilancio del nostro Paese debba passare inevitabilmente attraverso una revisione della spesa pubblica (vedi articoli 1, 2, 3 e 4 dei PBG), costi della politica inclusi. Ma perchè parlamentari e senatori non si rendono conto che non è più possibile sostenere la loro casta? Che l’Italia sta collassando anche per questi sprechi?

17 luglio – dal Blog di Beppe Super manager, super pensioni, super sprechi

Lo Stato distribuisce pensioni d’oro – mentre la metà dei pensionati oggi vive con pensioni da fame – e stipendi spropositati e vergognosi, sprecando così oltre 25 miliardi di euro.

Perché non copiamo la democratica Svizzera che ha messo nella sua costituzione un tetto di massimo 12 volte fra stipendio minimo e massimo in tutte le aziende pubbliche o società quotate? Perché non impariamo dall’Australia che non dà alcuna pensione a chi ha grandi patrimoni o grandi redditi? Che senso ha arricchire chi ha già molto e abbandonare chi non ce la fa nemmeno ad arrivare a fine mese?

Le proposte di ConfAPRI (vedi articoli 10 e 11) anche su questo tema sono state inoltrate, già un anno fa, a tutti i partiti e movimenti. Se fossero state attuate, avremmo potuto risparmiare in questi mesi 20-30 miliardi di super stipendi e super pensioni, con benefici importanti per le nostre imprese, cittadini e lavoratori.

Solo il M5S, ad oggi, sta facendo una serie di azioni in linea con le nostre proposte. Se altri partiti o legislatori stanno facendo proposte di legge in questa direzione sono pregati di comunicarcelo.

16 luglio – da La Tribuna di Treviso Mose, il dossier insabbiato: relazione sui costi già nel 2009

Perché lo Stato, la politica e i nostri legislatori, che affermano che non ci sono i soldi per le imprese e i lavoratori, non recuperano i 70 miliardi della corruzione pubblica approvando una semplice legge drastica che annienti il fenomeno, come da un anno proposto da ConfAPRI?

Ecco l’ennesimo spreco sul Mose di Venezia, da 1,5 a 5,5 miliardi di incremento dei costi. Se proiettiamo queste spese sul resto delle grandi opere italiane comprendiamo facilmente perché la spesa pubblica italiana è fuori controllo, anzi, ben controllata dalle cordate.

ConfAPRI ha fatto fin dal 2012 una proposta di legge per la totale eliminazione della corruzione nell’apparato pubblico che brucia ogni anno almeno 60 miliardi dei nostri soldi: basterebbe adottarla e questo malcostume e spreco sparirebbe! Vedi proposta di legge ConfAPRI 

15 luglio – da Il Corriere del Veneto Mose, è caccia alle fatture gonfiate

Ci chiediamo con allarme e preoccupazione: ma è così che vengono gestiti, amministrati e spesi i tanti soldi, miliardi di euro, che vengono forzatamente prelevati dalle nostre tasche? Non è ora che gli enti, i giudici e i controllori pagati dallo stato, cioè da noi, controllino con più attenzione, polso e correttezza dove vanno questi flussi? Qualcuno risponderà di queste enormi dissipazione di soldi?

Non è il caso di verificare perché le cordate erano sempre le stesse, c’erano cartelli, o bande a delinquere che agivano e si arricchivano insieme ai loro padrini? Perché mentre le PMI muoiono per mancanza di lavori e commesse altri arraffano e si arricchiscono? 

Queste sono le domande che un milione di PMI, attraverso ConfAPRI, pongono!

Gli apparati preposti a queste verifiche e controlli sono chiamati a rispondere se vogliamo far ritornare la fiducia nello Stato e negli enti pubblici e politici che lo gestiscono.

ConfAPRI ha fatto fin dal 2012 una proposta di legge per la totale eliminazione della corruzione nell’apparato pubblico che brucia ogni anno almeno 60 miliardi dei nostri soldi: basterebbe adottarla e questo malcostume e spreco sparirebbe! Vedi proposta di legge ConfAPRI 

14 luglio – da Il Corriere del Veneto Reinventare l’imprenditore

Reinventare l’impresa con le nuove tecnologie per un nuovo rinascimento italiano: siamo d’accordo con Confindustria che finalmente percorre le strade che da oltre un anno stiamo indicando.

Non si fa comunque accenno alle assurdità, caricate sulle spalle delle PMI, che la stessa Confindustria ha accettato per decenni: burocrazia asfissiante, che pesa il 10% del reddito lordo delle PMI, e una tassazione che è la più alta al mondo, che toglie il 70% dei margini lordi, impedendone il loro uso corretto, come in tutti gli stati moderni, per la crescita e gli investimenti aziendali.

Ribadiamo che non bastano i consigli dati alle PMI di investire in tecnologie 2.0 se poi vengono tolte dallo Stato e dalle sue elefantiache organizzazioni, fra costi burocratici e tasse, fino all’80% delle risorse che le PMI creano con immensi sacrifici.

Il piano Marshall con la “Carta di CastelBrando” dell’8 luglio 2013 individua chiaramente che cosa chiedono un milione di PMI: Confindustria dovrebbe dimostrare cosa fa per quel 97% di PMI, circa 140.000 associate, che pagano pesanti contributi associativi.

Vedi Confindustria torni a tutelare le imprese, soprattutto le PMI

13 luglio – da Il Corriere della Sera Crowdfunding, via libera della Consob alle regole per la raccolta di capitali online

Primi timidi frutti per il lavoro degli eroi di www.italiastartup.it con in testa l’esperto del TTG Forum Riccardo Donadon, gruppo di lavoro e studio di nuove normative per favorire la crescita imprenditoriale e di nuove imprese, lavoro iniziato dal precedente ministro per lo sviluppo Passera e che speriamo continui con più pragmatismo con il nuovo ministro Zanonato. L’8 luglio 2013 a CastelBrando erano presenti 4 presidenti dei 4 incubatori di impresa fra i più importanti in Italia (De Maio di Area; Donadon di H-Farm e ItaliaStartUp, Capello di LUISS-EnLab e Frezza di M31). Per la sintesi vedasi art.6 della “Carta di CastelBrando”  e art.7 dei Pilastri del Buon Governo.

12 luglio – da Il Corriere della Sera Scalea, sindaco e 5 assessori arrestati per associazione mafiosa

ConfAPRI ha fatto, fin dal 2012, una proposta di legge per la totale eliminazione della corruzione nell’apparato pubblico che brucia ogni anno almeno 60 miliardi dei nostri soldi: basterebbe adottarla e questo malcostume e spreco sparirebbe! Vedi proposta di legge ConfAPRI 

11 luglio – da Il Sole 24 Ore Infrastrutture, il ritardo strozza un’impresa su due

ConfAPRI lo sta chiedendo dal maggio 2012: vedi i Pilastri del Buon Governo e le proposte di legge

10 luglio – dal blog di Beppe Grillo Oggi al Quirinale 

ConfAPRI ha lanciato l’allarme del default per l’Italia fin dal 2012 con svariati interventi.

VEDI i precedenti articoli:

– Proposte di legge: malgoverno, finanza ed economia

– E se i soldi, anziché stare fermi in banca, girassero?

– E’ giunto il momento del riscatto: Commissione Speciale Parlamentare per la sovranità monetaria

– E se è lo Stato a non pagare?

Uscire dall’Euro si può? Che cosa succederebbe se tornassimo alla vecchia e amata Lira?

La grande bisca mondiale: stiamo diventando prigionieri della finanza e delle banche?

 

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