Articoli rilevanti

05 gennaio – da Ansa.it Volano tariffe, calano i consumi. Gli onesti sono i più tartassati

Lo stiamo dicendo da tanti mesi ormai.
Lo Spread è sempre esistito come parametro ma che questo sia diventato strumento di pressione psicologica non lo possiamo accettare.
Ciò che veramente ferisce le nostre intelligenze è vedere che i privilegi permangono. Buonuscite da capogiro dopo appena pochi mesi di presunto lavoro, pensioni d’oro dopo brevi passaggi che sembrano essere più spot televisivi che incarichi dirigenziali.
È arrivato il momento di agire! Se non ora, quando?
Non è più tempo di stare fermi in poltrona ad assistere passivamente alla rovina del Paese.
Abbiamo prima votato e poi tollerato dei rappresentanti che pensano solo ai propri interessi personali rivelandosi una vera e propria casta che in Parlamento ha pensato esclusivamente al perpetrarsi dei propri privilegi. Abbiamo pagato tasse e balzelli al limite dell’assurdo.
Ora le classi produttrici, lavoratori ed imprenditori uniti, hanno deciso di prendere in mano la situazione unendosi in una rete superpartes, libera dalle vecchie logiche partitiche e associazionistiche. L’obiettivo comune è risollevare l’Economia del Paese ridando un futuro ai giovani talenti.
Siamo stanchi di vedere lo Stato privilegiare persone disadattate che arrivano in Italia solo perché hanno garantiti diritti che agli Italiani vengono negati incrementando così il degrado sociale, quando ci sono imprenditori che si tolgono la vita e lavoratori che vivono in condizioni di povertà assoluta.
È arrivato il momento di svegliarSI!
Tutti noi siamo chiamati ad agire. Per le nostre imprese, per i nostri diritti, per i nostri figli. Uccidendo le attività produttive arriveremo ad un blocco del PIL e dell’Economia e saranno sempre gli onesti a rimetterci. Se vogliamo ancora avere un futuro davanti a noi dobbiamo mobilitarci ORA. Questi gli obiettivi da perseguire: Si Salviamo l’Italia!

23 dicembre – da Ansa.it Il Papa ai Forconi: seguire via del dialogo

È la stagione della protesta, più che legittima e comprensibile.
I cittadini levano un grido di disperazione che rimane molto spesso inascoltato.
Anche ieri, in Piazza San Pietro, uno striscione ha riassunto il dramma di una società che si vede, giorno dopo giorno, sprofondare in un baratro senza fine.
“I poveri non possono aspettare”!
Infatti ogni giorno trascorso aggrava una situazione di per sé già terribile.
I provvedimenti adottati, non ultima la legge di stabilità, non soddisfano le aspettative di piccole e medie imprese.
La pressione fiscale rimane insostenibile e non si intravede nessuna inversione di tendenza.
Per aiutare le PMI ci vuole ben altro. Per far girare la macchina del credito va urgentemente abolita l’Irap compensando con seri tagli alle spese politiche, perché il precipizio inizia proprio lì dove i partiti continuano a speculare.
Solo il taglio delle Province potrebbe far risparmiare allo Stato circa 2 miliardi di euro all’anno.
Ogni lungo viaggio inizia sempre con un piccolo passo! La via del dialogo, per essere praticabile, ha bisogno del rispetto reciproco. Rispetto che va, però, conquistato con i fatti e non con vuote parole.

16 dicembre – da Ansa.it Renzi a Grillo: “Se ti impegni sulle riforme, io rinuncio a 40 milioni di rimborsi”

La politica, stando alle definizioni della nostra lingua, designa l’atto di governare o fare opposizione. Secondo un’antica definizione scolastica è precisamente l’Arte di governare le società.
Nel corso dei secoli, in seguito a mutamenti sociali notevoli anche il termine ha assunto nuove accezioni.
Oggi è diventata sinonimo di scambio, di “do ut des”.
Ogni giorno sentiamo parlare di trattative, di accordi, di intese più o meno ampie, che mutano alla velocità di un caffè. Si perchè la mattina leggiamo di determinate alleanze che vengono infrante più o meno verso l’ora di pranzo per poi essere riallacciate verso sera.
E così ancora una volta le vecchie logiche che nessuno sopporta più, celate da una ribelle novità che di ribelle non ha nulla portano ad affermazioni del tipo: “Se ti impegni sulle riforme, io rinuncio a 40 milioni di rimborsi. Firma qui. Se non ci stai sei un buffone”.
Ma i rimborsi elettorali non andrebbero restituiti a prescindere?
Perché invece di lanciare queste inutili provocazioni non si applicano quelle poche ma fondamentali norme che riuscirebbero, fin da subito, a risanare il Bilancio dello Stato? 
I giovani senza lavoro, i lavoratori che non riescono a sopravvivere, gli imprenditori che vedono fallire, a causa di tasse e balzelli, il frutto del loro sacrificio, beh, non vedono proprio niente di divertente e leggermente scoppiettante nel nuovo anno che sta per arrivare.

13 dicembre – da Repubblica.it Papa Francesco: “Attenuare la sperequazione del reddito”

La politica deve agire in modo trasparente e responsabile
Ancora una volta il Papa ritorna su argomenti quanto mai scottanti nel nostro Paese.
Corruzioni e mafie offendono gravemente Dio. Non solo, corruzione e mafie offendono anche tutti noi che siamo costretti a subire una politica che ormai ci ha delusi e alla quale abbiamo smesso di credere già da tempo.
Ridistribuire le ricchezze, come chiede il Pontefice, si può. Lo abbiamo dimostrato con il documento Risaniamo lo Stato: una serie di provvedimenti che se venissero adottati permetterebbero un risanamento del Bilancio IMMEDIATO!
Ma invece di dare ascolto alle migliaia di voci che ogni giorno si levano sempre più stanche ed esasperate il governo pensa bene di mettere in vendita le quote della Banca d’Italia che dovevano passare allo Stato, anche a soggetti stranieri purché comunitari.
Tirando le somme la gente è stufa, il Papa è inascoltato, a noi che abbiamo proposte concrete non ci danno retta e i banchieri e i privilegiati continuano a brindare con champagne mentre la popolazione non ha proprio niente da festeggiare!

10 dicembre – da Il Fatto Quotidiano Poliziotti dopo scontri si tolgono i caschi

I numeri non mentono, l’Italia sta attraversando uno dei periodi storici più drammatici. Dal 2007 ad oggi il PIL è calato dell’8,5%, la produzione è a -23,4% e la disoccupazione è raddoppiata.
Ieri durante le manifestazioni avvenute in diverse città, organizzate dal Movimento dei Forconi, è arrivato un chiaro e netto segno del malcontento che serpeggia tra la popolazione: i poliziotti, anche loro in segno di solidarietà e protesta, si sono tolti i caschi.
Questo ha generato il plauso delle piazze ma deve indurci ad una profonda meditazione.
Un poliziotto che si toglie il casco compie un atto molto importante. Non si tratta solamente di una procedura di prassi essendo venute meno le ragioni di servizio per il mantenimento dell’elmetto protettivo. NO!
Se la Polizia si schiera con i manifestanti compie un gesto di coraggio e giustamente viene accolto da cori di complimenti.
Se un poliziotto si toglie il casco diventa come un manifestante, non rappresenta più il potere forte.
Piccola considerazione aggiuntiva: la prossima volta, quando i poliziotti si leveranno nuovamente gli elmetti, chi indossa il passamontagna potrebbe fare lo stesso.

6 dicembre – da Repubblica.it Legge elettorale, scontro Camera-Senato. Napolitano: “Superare il proporzionale”

In Italia o meglio nella politica italiana una legge che funziona realmente esiste, quella per l’elezione dei sindaci ed è lì, già scritta, pronta all’uso e soprattutto Costituzionale.
Allora cosa stiamo aspettando per sostituire questo funesto porcellum?
È assolutamente surreale accorgersi dell’incostituzionalità dell’attuale legge elettorale dopo 8 anni e tre legislature. La partitocrazia ha regnato sovrana per ben 8 anni!
E ora? Decade anche tutto quello che i tre parlamenti hanno prodotto in termini di attività legislativa?
E se così fosse anche la nuova legge elettorale che questo parlamento illegittimo si prepara a produrre sarà legittima?
Ulteriore motivo per adottare una legge elettorale già esistente e che funziona: quella dei sindaci.
E mentre il mondo piange per la scomparsa di un grande uomo – Nelson Mandela, premio Nobel per la Pace – che ha lottato tutta una vita, anche dal carcere in cui è stato rinchiuso per ben 27 anni, contro la segregazione razziale nella più alta convinzione che le catene imposte anche solo ad un uomo pesino sulle spalle di tutti e che l’istruzione sia l’arma più potente per trasformare il mondo ricordiamo che se desideriamo cambiare lo stato attuale delle cose prima di tutto non dobbiamo più permettere a questi signori di prenderci in giro con le loro false promesse e intese fittizie. Un esempio tra gli ormai innumerevoli: come possiamo fidarci di un uomo che appena 8 mesi fa dichiarava appoggio incondizionato a questo governo ed oggi con altrettanta naturalezza afferma che il nostro Primo Ministro “ha combinato poco”?
Insomma come Mandela affrontiamo con coraggio la difesa delle nostre idee e dei nostri princìpi ricordando che ogni buon proposito senza azione concreta è solamente opportunismo come da peggiore tradizione elettorale.

4 dicembre – da Asca.it Sanita’: Zaia, Veneto nelle 3 regioni benchmark o salta tavolo

Se venissero adottati nella Sanità Nazionale i costi standard della Regione Veneto riusciremmo a risparmiare circa 30 miliardi di euro.
Noi di ConfAPRI, basandoci su dati ricavati dall’esperienza diretta, affermiamo che se venisse adottata la legge anti corruzione da noi proposta e se ci fosse una reale responsabilità sui costi standard e sui costi dei servizi avremmo ulteriori risparmi certi!
Il governo Letta ha una grande responsabilità ovvero ADOTTARE URGENTEMENTE LA LEGGE DEI COSTI STANDARD, LA LEGGE ANTI CORRUZIONE E OTTIMIZZARE I SERVIZI, ascoltando la voce dei cittadini.
Solo in questo modo si possono risparmiare già dal 2014/2015 circa 35 miliardi di euro.
Se questi provvedimenti non verranno adottati immediatamente il popolo continuerà a pagare gli sprechi e la corruzione di un governo Complice.

30 novembre – da Corriere.it Retribuzioni giù di 830 euro negli ultimi 3 anni

BASTA TASSE!
I privilegi delle caste, la corruzione di molti e le mafie di altri costano ai cittadini oltre 60 miliardi all’anno.
Lo stato economico in cui versa il nostro Paese è al limite del disastro. Una crisi così si era vista soltanto nel secondo dopo guerra dove, appunto, un conflitto mondiale aveva portato macerie e distruzione praticamente ovunque.
Oggi, pur non uscendo da nessun conflitto bellico, la crisi, causata dall’incapacità dei nostri governanti nel gestire l’economia per far ripartire imprese e lavoro, si abbatte proprio sui giovani che non hanno nessun avvenire e su imprese e lavoratori sempre più spremuti e privati di quello che rimane dei loro risparmi.
Tuttavia non serve tornare troppo indietro nella memoria per ricordare quei piccoli grandi sacrifici dei nostri genitori quando oltre a gestire il proprio nucleo familiare tentavano, con ottimi risultati, di mettere da parte briciole del loro stipendio per tutte le necessità improvvise.
Quei genitori, un paio di generazioni fa, hanno comprato case in cui noi giovani, grazie ai nostri politici, viviamo ancora. Quei genitori hanno avuto l’intraprendenza di creare attività e hanno costituito lo zoccolo duro di un Paese che era il fiore all’occhiello nel mondo per ingegno e capacità.
Oggi i giovani versano in uno stato di precarietà che porta con sé un sentimento di frustrazione e solitudine senza fine. Ci auguriamo la salute perché, la cronaca lo testimonia, se ci dovessimo ammalare non saremmo in grado neanche di sostenere le spese minime di assistenza.
Chi dobbiamo ringraziare per questo? Ovviamente loro, i privilegiati, la casta assolutamente inetta e incapace di iniziare a tagliare gli sprechi perché suddetti tagli ricadrebbero proprio sui loro privilegi.
Eppure basterebbe che, per iniziare e dare speranza, mettessero in pratica anche solo la metà dei punti del nostro progetto di risanamento dello Stato predisposto con la “Carta di CastelBrando” dai 500 imprenditori, legislatori ed esperti intervenuti l’8 Luglio.
Per questo motivo preghiamo tutti i giovani, i lavoratori e gli imprenditori di leggere la nostra proposta

RINASCERE E RICRESCERE SI PUÒ! SUBITO! BASTA VOLERLO!!!

29 novembre – da Repubblica.it Seconda rata Imu, rivolta dei sindaci: “E’ follia. Il Governo faccia chiarezza”

Stanno abusando della nostra pazienza. Stanno abusando della pazienza di tutto il popolo.
L’abolizione dell’IMU si sta rivelando, a detta di molti sindaci, una vera e propria beffa.
In pratica la seconda rata dell’IMU sulla prima casa dovrà essere pagata. Ma come? Non era stata abolita??
Molto dure le parole del sindaco di Livorno, già coordinatore dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) che ha commentato la notizia con un lapidario: “siamo sull’orlo della rottura dei rapporti istituzionali“.
In buona sostanza stiamo iniziando a capire i codici per decifrare le promesse della politica. Quando dicono “il prossimo anno ci sarà la ripresa” intendono dire che stanno semplicemente procrastinando il problema sperando che la gente si stanchi di starli ad ascoltare.
Quando dicono: “abbiamo abolito l’IMU sulla prima casa” stanno dicendo che è stata abolita a metà e che la metà mancante verrà pagata dai cittadini, da tutti noi insomma.
Del resto si sa: in Italia il linguaggio astratto della politica ha sempre reso molto bene. Ha sempre vinto la capacità della persuasione, mai la concretezza dei fatti.

27 novembre – da Ansa.it Papa chiede ai politici “riforma finanziaria etica”

Ancora una volta il Papa ritorna sulle questioni che tanto affliggono il nostro Paese.
Il denaro deve servire e non governare“.
Parole vere, parole forti e autentiche quelle che emergono dalla nuova esortazione apostolica “Evangelii gaudium”.
I diritti quali lavoro e vita decorosa vanno difesi a qualunque costo.
E proprio in questi giorni si sente parlare tanto di voto di responsabilità. Ma essere responsabili significa rispondere delle propri azioni e delle conseguenze che ne derivano. La politica, in questo particolare periodo storico, non manifesta grande responsabilità nei confronti del popolo che governa. Lo stanno facendo, invece, i commercianti, i piccoli imprenditori e i lavoratori autonomi che oggi, con non pochi sacrifici che ne conseguono,  hanno organizzato la Serrata per lanciare l’ennesimo grido disperato a chi è nelle sale del potere.
I nuovi eroi: coloro che più di tutti pagano tasse assurde e vengono puntualmente messi da parte dalle agende politiche oggi chiudono per 4 ore i battenti delle loro attività.
Parafrasando il messaggio del pontefice le promesse vane ci rinchiudono in strutture che danno una falsa protezione mentre fuori, nel mondo reale, c’è una moltitudine affamata che chiede solo giustizia e dignità.

25 novembre – da Ansa.it Letta: da crisi si esce insieme, ci provo con tutto me stesso

Un Paese fragile eppure ricco di speranza e bellezza“. Così il Premier ha definito il nostro amato Paese.
E ancora: “I conti si faranno alla fine e alla fine si vedrà che è una legge di stabilità equilibrata“.
Queste parole generano una sorta di déjà vu, ovvero quel fenomeno psichico per il quale si ha quella strana sensazione di aver già visto un’immagine o di aver già vissuto precedentemente una situazione che si sta verificando.
Continuando a leggere le parole del Primo Ministro presto ci si accorge di quanto la politica continui ad essere un vano contenitore di promesse vaghe che rimandano sempre al futuro la verifica dei risultati delle azioni compiute.
Ci viene promesso che questa legge di stabilità riuscirà (non si sa bene quando) ad ottenere quei tanto agognati margini per la ricrescita economica.
Il problema è che la credibilità politica è, per approssimazione, molto vicina allo zero e questo atto di fede che ci viene richiesto è assolutamente fuori luogo.
Diceva Adams nel 1944 che ci sono troppi politici che credono, con una con una convinzione basata sull’esperienza, che si può ingannare tutto il popolo per tutto il tempo.
Noi, ai politici che addirittura credono alle proprie menzogne, diciamo BASTA! Vogliamo i fatti, non le promesse. Per risanare il bilancio dello Stato basterebbe iniziare a prendere in considerazione le nostre proposte

22 novembre – da Repubblica.it Caso Cancellieri

Ennesima riprova che l’attuale legge elettorale VA CAMBIATA!
La sfiducia al Guardasigilli è stata respinta. All’indomani della rinnovata fiducia al Ministro Cancellieri nasce spontanea la riflessione sulla Legge Elettorale.
Ponendo, infatti, la questione come ha fatto il nostro Primo Ministro cioè affermando che un voto di sfiducia sarebbe equivalso alla sfiducia al governo ha di fatto condizionato il voto di un intero schieramento.
Questo ragionamento viene confermato quando deputati renziani come Gentiloni affermano: “ne prendo atto con rammarico”. (E sappiamo che Renzi ha azzardatamente dichiarato che se fosse stato segretario del PD avrebbe “fatto votare” la sfiducia).
Del resto la mozione del M5S è stato respinto non sulla base di logiche corrette ma per presa di posizione. Lo conferma Civati dichiarando: “non mi ritrovo nelle riflessioni ma ne prendo atto“.
Questa legge elettorale non va!
L’abnorme premio di maggioranza consente al partito o coalizione che raggiunga il 35-40% dei voti di avere il 55% dei seggi e di governare contro opposizioni forti di un consenso complessivo del 60-65%. Ciò lede un principio fondamentale della democrazia: l’attribuzione del diritto di governare alla maggioranza.
Di conseguenza, in campagna elettorale assistiamo ad una guerra all’ultimo voto, per poi veder nascere le più improbabili coalizioni (l’attuale governo ne è l’icona perfetta) il cui risultato è, tra i tanti discutibili, il dare fiducia ad un ministro che ha palesemente commesso un’ingiustizia.
Ancora peggio: le liste bloccate portano al governo persone di cui ignoriamo anche la faccia e che si ritrovano ad essere dei “premi-tastomanovrati dai ricatti morali del partito che li ha fatti eleggere.
Appellarsi al senso di responsabilità collettivo è l’eufemismo elegante di chi manovra fili e cancella le coscienze individuali. Ci rimane la consolazione di pensare che nessun colpevole può essere assolto dal tribunale della propria coscienza.

20 novembre – da Il Fatto Quotidiano Italia: fanalino di coda mondiale

Il podio olimpico è sicuramente lontano, ma essere addirittura 138mi su 189 per carico fiscale è al limite del dilettantismo. È quanto emerge dal rapporto “Paying Taxes 2014” che esamina costi per imposte e tasse sulle imprese anche in ordine di tempo impiegato per gli adempimenti burocratici.
È un peso che frena ogni possibilità di agganciare la ripresa economica.
Sosteneva Churchill che fare una politica incentrata solo sulle tasse è come mettere un uomo in un secchio e dirgli di alzare il medesimo con le mani.
Ecco, vivere in Italia sta diventando impossibile. Quando inizieremo ad operare le giuste riforme e a battere i pugni in sede europea?
Questo dato emerge anche da un’indagine intitolata “A chi conviene l’Italia” condotta dal CENSIS dove la nostra Nazione rimane un bellissimo luogo per chi vuole trascorrere qualche giorno di vacanza, una cosiddetta “leisure country” ma niente di più. Chi vuole studiare, investire o addirittura lavorare (come se fosse una pretesa e non un diritto) va in contro a così tante difficoltà che passa la voglia.
Il rancore nei confronti di chi si è appropriato del Paese traendone ogni possibilità di convenienza ma trascurando ogni forma di interesse per il bene comune cresce di giorno in giorno.
Insomma il nostro Paese conviene solo ai politici, ai sindacalisti, alla finanza globale e ai turisti.

18 novembre – da Corriere.it Due giorni su una barella e poi muore a 42 anni

Che la politica di austerità facesse male alla salute sembrava essere solo una metafora. Ma purtroppo diventa amara realtà quando nei fatti di cronaca si legge che un giovane uomo di 42 anni è deceduto mentre aspettava assistenza sanitaria (da due giorni su una barella) in un pronto soccorso.
Eppure il tema sanità sembra essere davvero scomparso dall’agenda politica. Come si fa a non capire che nuovi tagli portano a non poter più garantire i livelli essenziali di assistenza?
Già negli ultimi 4 anni le Regioni hanno tagliato oltre 31 miliardi di euro.
Peccato che la ricchezza di un paese si misuri proprio dagli investimenti nella sanità, nel sistema educativo e nella protezione sociale.
Ma chi protegge il popolo italiano?
Infatti, secondo i dati del Messaggero pubblicati il 21 ottobre, la legge di stabilità prevede 540 milioni di euro in meno nel 2015 e 610 milioni nel 2016.
Quindi chi non può permettersi cure private sarà privato anche di quelle a cui avrebbe diritto. In altre parole chi è povero (e questa crisi economica e la mal gestione pubblica ci stanno rendendo poveri tutti – a parte i soliti privilegiati) morirà per l’impossibilità di avere cure mediche adeguate.
Quanto ancora dobbiamo sopportare prima di opporci a tutte queste ingiustizie sociali quando chi non è capace di tagliare i propri privilegi di fatto ci sta condannando a morte? Perché mentre loro fanno finta di litigare, scindersi in maniera più o meno fisiologica per poi ritornare alla ribalta tali e quali a prima la gente muore nei pronto soccorso.
Per rimanere nel paradigma della metafora zoologica che ormai va tanto di moda (primo posto per il “porcellum”, a seguire falchi, falchetti, colombe, pitoni, cani da campagna elettorale e chi più ne ha più ne metta) il popolo italiano continua ad essere come in un grande formicaio dove ancora prevale l’homo homini lupus e si continua a sperare che la ripresa economica e la sopravvivenza non siano solo una chimera.

15 novembre – da Ansa.it Giulia Ligresti: sono dispiaciuta

Anche gli Italiani sono “eufemisticamente dispiaciuti” di vedere la Nazione letteralmente spaccata in due: da una parte ci sono i privilegiati che per conoscenze, relazioni familiari, amicizie o corporazioni godono di un certo tipo di trattamento e poi ci sono tutti gli altri che vengono abbandonati a se stessi.
Sembra di essere tornati nel Medioevo quando la società era gerarchizzata e di sicuro non esisteva un’eguaglianza sociale.
Siamo realmente stanchi di vivere in un Paese popolato da favoriti e discriminati. Siamo stanchi di vederci passare sotto il naso scambi di favore.
Ecco! Se proprio volete fare un favore a tutto il Popolo Italiano iniziate a ritrovare la dignità tagliandovi tutti i privilegi di cui godete e ridando quindi la dignità anche a noi non facendo più morire le imprese e creando, così, nuova occupazione.

13 novembre – da Ansa.it Lavoro giovani in Ue: il terzo vertice a Roma. Letta: Chance per Italia

La carenza di lavoro è un incubo. Lo sa bene chi ancora non si è arreso e vaga disperatamente alla ricerca di un’occupazione, di un contratto anche precario, insomma di un modo per sopravvivere.
Il Presidente del Consiglio ha partecipato al secondo vertice europeo sulla disoccupazione giovanile preannunciando, sorridente, che il terzo sarà organizzato a Roma nel mese di Aprile.
Peccato che il lavoro serva oggi, non tra 5 mesi.
E mentre in Parlamento discutono sui granelli di sabbia da mettere in vendita o meno (e non lo possono fare perché, fino a prova contraria, le spiagge sono di Tutti Noi  e comunque prima di arrivare a cementificare tutto vendiamo le auto blu, tagliamo il numero di parlamentari, accorpiamo i comuni ed eliminiamo le province, tagliamo le pensioni d’oro, i super-stipendi e vitalizi) noi proponiamo le soluzioni per rilanciare l’economia del Paese.
Il primo provvedimento, Urgente, è l’eliminazione di tasse demenziali a carico di imprese e di lavoratori. Sono proprio le assurde politiche fiscali ad aver incrementato il tasso di disoccupazione. Del resto se le aziende chiudono o fuggono all’estero era logica conseguenza che diventasse più difficile trovar lavoro.
Fatto questo allora si può partecipare a tutte le task force, a Roma, Parigi e Berlino. Ma prima i fatti, poi le strette di mano!

11 novembre – da Corriere.it I devoti alla dea tangente rubano ogni anno sessanta miliardi al Paese

Il peccato si perdona, la corruzione non può essere perdonata“. Di più: “La corruzione puzza. Odora di putrefazioneÈ INCREDIBILE CHE QUESTE PESANTI PAROLE LE DEBBA PRONUNCIARE PAPA FRANCESCO E NON I NOSTRI PRESIDENTI DEL CONSIGLIO O DELLA REPUBBLICA !!!
Si tassano i cittadini, si tassano i lavoratori e le imprese, facendoli morire, macchiandosi le mani del loro sangue, (diversi, troppi, si suicidano) e non si recuperano i 60 miliardi della corruzioneDati inconfutabili della Corte dei Conti, della Banca Mondiale e della Banca Italiana.
MA COSA STIAMO ASPETTANDOPerché non vengono perseguiti i dissipatori del bene comune (dei nostri soldi) e si lascia prosperare il malaffare???

Eppure CON UNA SEMPLICE MA CHIARA E DRASTICA LEGGE QUESTA VERGOGNA Nazionale, che ci fa deridere a livello mondiale, POTREBBE CESSARE! Si veda la Nostra proposta di legge

E ancora:
Proposta di legge per eliminare totalmente la corruzione
Amministratori e dipendenti pubblici sono tenuti a mantenere un’etica cristallina (integrità). Come gestori del nostro denaro, non possono assolutamente tradire il rapporto di fiducia con il cittadino. Se lo fanno, sono da considerarsi doppiamente disonesti. Uno Stato desideroso di ristabilire un clima di fiducia e rispetto reciproco con i propri cittadini e i propri azionisti deve essere inflessibile con ladri e delinquenti che operano nel pubblico e nel privato, siano essi semplici dipendenti, dirigenti o politici di qualsiasi livello. Per eliminare la piaga che, secondo diverse fonti autorevoli, è stimata fra i 70 e 100 miliardi all’anno, basta una legge chiara, che non si presti a interpretazioni distorte: chi ruba, incentiva la corruttela (concussione) o vi si presta, e crea danno allo Stato e quindi deve:
restituire una cifra doppia sull’ammontare ricevuto illecitamente;
avere interdizione perpetua dai pubblici uffici, senza più possibilità, nella propria vita, di lavorare o operare (nemmeno come lobbista, portaborse o altre relazioni) con lo Stato, i partiti e qualsiasi ente o ditta che abbia una partecipazione pubblica anche minima o che usufruisca di contributi pubblici per oltre il 10/30% del proprio fatturato.
Le vittime di vessazioni, e chi viene coinvolto nel pagamento di tangenti, riceveranno il 100% della somma pagata con un interesse annuo di almeno 5 volte il tasso di sconto (o con congruo interesse di ristorno). Questo per invogliare i cittadini a denunciare le pressioni ricevute, oltre che per restituire il maltolto a persone e imprese vessate. Queste ultime inoltre dovranno essere manlevate da penali o condanne nell’azione di denuncia dei reati.

8 novembre – da La Repubblica.it Anatema del Papa contro la “dea tangente”, corruzione toglie dignità

Lavoro degno, lavoro onesto, lavoro quotidiano sono concetti che via via si stanno dimenticando. Le nuove generazioni vengono su con il mito delle strade facili, delle scorciatoie e dei favoritismi. Anche Papa Francesco, oggi, ha duramente attaccato questa cultura che educa ad essere devoti della corruzione amministrativa che toglie la dignità.
Il concetto di Merito in Italia è diventato, purtroppo, molto relativo se pensiamo che conta di più avere amicizie in alto o appartenere ad una determinata lobby.
Meritare qualcosa, ci ricorda Papa Francesco, è ben altro e la migliore azione educativa si esercita mediante l’esempio. Per cambiare mentalità di un intero Paese, allora,  i nostri politici, governanti, dirigenti e funzionari dovrebbero essere i primi a svolgere la funzione di esemplarità e quindi di testimonianza.
È impensabile chiedere ai propri cittadini qualsiasi cosa quando si è i primi ad essere inadempienti e trasgressivi.
Gestire la res publica è una cosa seria! Un genitore che abbandonasse al proprio destino i propri figli come verrebbe giudicato? Irresponsabile, inetto, incapace, scriteriato, sconsiderato. Lo stesso deve valere per chi guida la nostra Nazione mettendo un freno a favoritismi, nepotismi, imperizia, incompetenza, ignoranza, superficialità e approssimazione.
Ricordiamoci che le parole volano, gli esempi trascinano!

5 novembre – da Il Sole 24 Ore L’Istat: nel 2014 crescita del Pil più bassa di quella prevista dal Governo. Saccomanni: opinioni diverse

Quando la fine dell’anno si avvicina solitamente si è più incuriositi nel leggere gli oroscopi che ci fanno almeno sorridere pensando: ma si, l’anno prossimo andrà meglio. Del resto si sa che le previsioni sono sempre formulate in maniera tale da poter dare una parola di conforto e di speranza a tutti.
Diventa, però, assai curioso quando questa parola di conforto di “astrologica memoria” ci arrivi proprio lì dove la forza brutale dell’evidenza ci conferma, puntualmente, l’esatto contrario.
Ogni anno, in questo periodo, i nostri governanti – novelli Re Magi – ci vogliono illudere che la ripresa avverrà sicuramente entro i primissimi mesi dell’anno che sta per arrivare. Sentiamo questa novella da circa 8 anni e puntualmente niente di quanto predetto non solo non si avvera ma siamo costretti ad assistere all’inefficienza della politica che non sa far niente di meglio che aumentare le tasse (o cambiar loro il nome, tanto il risultato è lo stesso) ai lavoratori e alle aziende rendendo, quest’ultime, meno competitive e portando la disoccupazione ad aumentare, di mese in mese, vertiginosamente.
Ma ogni anno loro, per tenerci calmi e per indorare la pillola, ci dicono che la crescita ci sarà Sicuramente l’anno successivo e che finalmente si intravede la luce in fondo al tunnel (sperando che non sia il solito treno in arrivo).
Viene spontaneo domandarsi come si possa ancora votare questi signori che, di fatto, ci stanno prendendo in giro dimostrando di non saper governare, gestire e superare questa crisi che, di anno in anno, non fa altro che peggiorare.
E allora non resta che dire: Ritenta, l’anno prossimo sarai più fortunato!

4 novembre – da La Repubblica.it Il paese che perde i suoi giovani

Un’intera generazione spremuta e sprecata.
Così hanno manifestato tantissimi giovani contro la precarietà del lavoro.
Eppure al concetto di fuga spesso si associa l’idea di un paese che nega, a chi si trova nella costrizione di fuggire, la libertà.
Quindi parlare di cervelli in fuga sottintende che il nostro Paese ormai è arrivato, seppure non in maniera coercitiva e violenta, a negare la libertà alle giovani generazioni che piuttosto che rimanere in un Paese per vedersi negare i diritti più basilari come il lavoro e la possibilità di costruire il proprio futuro, preferiscono emigrare più o meno lontano per affermare la propria dignità.
Nel 2012, secondo le stime ufficiali (dati Aire elaborati da Radio 24) circa 80 mila italiani si sono trasferiti all’estero. Anche i dati Istat non lasciano spazio a nessun tipo di speranza: la disoccupazione giovanile ha superato il 40%.
Logica conseguenza è che il nostro Paese è destinato ad invecchiare precocemente.

1 novembre –  da Il Sole 24 Ore Pa: inefficienze e burocrazia costano all’Italia 2 punti di pil

Fare impresa in Italia è veramente difficile. Non solo per le tasse che strozzano letteralmente tutti coloro che vogliono avviare un’attività produttiva, una vera tragedia che istiga al suicidio. Fare impresa in Italia è difficile per tutta la serie di cavilli formali in cui si va incontro, la famosa e famigerata burocrazia.
Anche di fronte all’evidenza dell’esistenza e praticabilità di soluzioni più semplici – vedi qui  – alla fine ci si ritrova sempre davanti alla via più lunga e complicata in nome di una formalità asfissiante (per esempio ritornare in un ufficio per consegnare un foglio che potrebbe essere semplicemente inviato via fax o mail).
Sembra follia perché di fatto lo è!
L’Italia è un paese fondato sul lavoro, così recita l’articolo 1 della Costituzione. Oggi più che mai questa definizione non rispecchia la realtà dello stato sociale della nostra Nazione.
Di esempio uno su tutti è quello dell’artigiano Scaburri di Brescia. Nel lontano 1964 il comune gli fece causa contestando la rumorosità del suo laboratorio. Fu costruito un muro costringendolo a chiudere bottega. Lui, giustamente, fece causa ed ottenne l’abbattimento di quel muro nel 2012, cioè 48 anni dopo. Per abbattere il muro di Berlino ne sono bastati 28.
Quante aziende devono ancora chiudere nella totale indifferenza di molti dei nostri governanti?
Sarebbe opportuno considerare reati il “frenare il progresso e negare il futuro”, forse così si inizierebbe ad avviare una riforma della burocrazia.

31 ottobre – da Il Gazzettino.it Kyenge: «Il nemico non è l’immigrato ma l’evasore che non paga le tasse»

DA CHE PULPITO ARRIVANO LE PREDICHE?!!
Da decenni, milioni di lavoratori ed imprenditori lavorano duramente per tenere in piedi le proprie attività in un mercato che, giorno dopo giorno, diventa difficile e depresso. È sotto gli occhi di tutti come tanti di questi rinuncino alla propria remunerazione, s’indebitino arrivando ad ipotecare la propria casa pur di garantire lo stipendio ai propri dipendenti. E capita, sempre più spesso, che non riescano a pagare per tempo tasse e tributi. In quei casi lo Stato, in tutta risposta, mette all’asta le loro abitazioni.
E così aumentano i lavoratori e gli imprenditori che, con famiglia al seguito, finiscono letteralmente in mezzo alla strada senza nessun tipo di aiuto o sussidio.
In nome della “poco equa” Equitalia lo Stato lascia i propri cittadini nella totale solitudine che spinge alcuni alla disperazione se non proprio al gesto estremo del suicidio.
Però in nome dell’accoglienza provvede a dare tetto, cibo e sussidi ad altrettanta gente disperata che proviene da altri Paesi.
Questa è una vera e propria disparità di trattamento soprattutto alla luce di una grave depressione economica in gran parte provocata proprio dalle troppe ed esasperanti tasse e tributi che costringono imprese e lavoratori in difficoltà a quella che ormai si può definire tragicamente evasione di sopravvivenza.
Ed oltre ai danni anche la beffa di dover sentire un ministro dell’attuale governo che anziché affermare la responsabilità di questo sistema fiscale che spinge, appunto, imprenditori, lavoratori e giovani a non avere più una minima speranza di futuro, anziché ammettere che le spese dello Stato sono esageratamente eccessive e vergognose, anziché riconoscere il ruolo fondante e prezioso di imprese e lavoratori che nonostante tutte le difficoltà tirano avanti, scarica responsabilità e colpe di questa grave situazione proprio sui cittadini italiani.
È una vera e propria demagogia sull’evasione. Per quanto dobbiamo ancora assistere alla casta che banchetta sulle spalle dei lavoratori e degli imprenditori?

30 ottobre – da Corriere.it Corte dei Conti: «Tregua fiscale possibile». Allarme poveri, raddoppiati in cinque anni

Il mito di poveri ma belli può valere solo nei film. Nella realtà, l’Istat ci comunica non solo che il numero di persone nella povertà è raddoppiato negli ultimi 5 anni ma anche che saranno in 25 milioni a non beneficiare del taglio del cuneo.
Eppure ancora non c’è segno di voler concretamente tagliare le favolose retribuzioni e pensioni dei nostri dirigenti.
È il governo che deve prima di ogni altra cosa ridurre queste stridenti disuguaglianze sociali riducendo la spesa pubblica e sfoltendo la pletora politica che gode, immeritatamente, di eccessive remunerazioni.
A chi giovano 10 milioni di poveri di cui la metà non riesce neanche a nutrirsi a sufficienza? Vengono calpestati i principi basilari della democrazia, della libertà e dignità delle persone, come più volte ci ha ricordato anche Papa Francesco.
Quale politica scellerata può permettere il perpetuarsi di una simile tragedia?
Per quanto tempo dobbiamo ancora vedere stipendi di manager che arrivano a superare di 50 e addirittura 100 volte lo stipendio minimo (10 volte superiore rispetto la media in Svizzera) allargando a dismisura la forbice tra ricchi e poveri?
Noi abbiamo proposto nella Carta di CastelBrando e nel risanamento del Bilancio dello Stato una via per la Rinascita del Paese e per mettere fine a questa tragedia Nazionale.
Andando avanti di questo passo si deprimeranno sempre di più i mercati e i tanti privilegi di pochi porteranno inevitabilmente ad una ribellione dei tanti che non hanno più nulla da perdere. La storia ce lo insegna.

28 ottobre – da Ansa.it Renzi: mai larghe intese Sinistra sappia cambiare

Il problema, caro sindaco, non è la mancanza di bandiere. La frammentazione del partito democratico è storia ormai nota.
Il problema non sono neanche le croci sulle schede perché queste appartengono a vecchie logiche partitocratiche dove, fondamentalmente, ci si contava e alla fine veniva candidato chi potenzialmente era portatore sano di voti.
E allora la novità dove risiede? Il futuro di cui tanto parla verrà costruito sulla base di cosa?
Vogliamo parlare delle primarie? A differenza dell’America dove le Primarie sono davvero l’espressione di una ciclica ridefinizione dei partiti, in Italia sembrano l’ennesimo tentativo di distrazione di massa per eludere il solito problema di una politica senza vitalità e in crisi, espressione di un circolo chiuso asservito alla burocrazia.
E allora non porrei la questione su “la gente deve tornare a votarci” piuttosto direi dobbiamo fare urgentemente qualcosa per poter tornare a guardare la gente negli occhi.
Le frasi slogan non fanno più colpo e dire chi vince è per cinque anni responsabile ci suona un pò come una presa in giro.
Chiediamo i fatti. Chiediamo se non altro di essere ascoltati. Qui, su un vassoio d’argento, le nostre proposte per risanare il bilancio dello Stato. Clicca qui

25 ottobre – da Il Sole 24 Ore Quel vuoto di potere europeo che «ingrassa» Wall Street

Il caso delle intercettazioni sui leader europei apre, secondo la stampa americana, un quesito molto interessante sulla politica europea. Del resto quando non si ha nulla da nascondere non si ha neanche nulla da temere. Che dietro questo sdegno europeo in merito alla faccenda si nasconda una deframmentazione della cosiddetta eurozona? Che la tanto vantata unione politica degli stati abbia perso la spinta propulsiva e le riforme strutturali si stiano esaurendo per mancanza di soggetti interessati?
Del resto la suddetta unione politica europea a noi è sempre sembrata abbastanza sbilanciata, se pensiamo che ci sono Paesi (tra cui il nostro) che pagano interessi più pesanti alle banche internazionali rispetto agli Stati più forti.

23 ottobre – da Il Corriere della Sera Sei un politico disoccupato? Niente paura! C’è sempre un porto sicuro che ti aspetta

Molti, fortunatamente non tutti, vedono nel fare la politica un punto di arrivo sociale e un mezzo di arricchimento personale.
Insomma la politica non come servizio per il bene comune ma come una carriera che brucia le tappe della meritocrazia. Lo dimostra il fatto che chi è entrato non vuole uscire più arrogandosi il diritto di sentirsi assolutamente indispensabile e necessario per la collettività.
Ovviamente è giusto e doveroso non generalizzare. Ci sono ottimi politici così come ce ne sono di pessimi. Però proprio non riusciamo a capire questa saldatura alla poltrona di taluni personaggi che ad oggi risultano non votati e sfiduciati ma che di fatto sono riciclati nei meandri di organismi territoriali come parchi, centri studi ed ora anche porti. E le competenze specifiche rimangono un optional (un epatologo al vertice dell’autorità portuale di Napoli suona alquanto strano) con le solite, gravissime e ormai note ripercussioni sulla spesa pubblica.

21 ottobre – da Asca.it All’economia serve più spinta

ConfAPRI lo dice da circa un anno. La nuova spinta per rilanciare l’economia italiana è possibile, si può fare mettendo in atto pochi ma fondamentali pilastri per governare al meglio questo Paese.
Non si tratta di azioni straordinarie ma di semplice applicazione di raziocinio e buon senso.
Imprese e lavoratori non possono continuare a pagare gli eccessi dell’austerità.
Il dossier pubblicato da Coldiretti al Forum Internazionale dell’Agricoltura lancia un appello a dir poco drammatico: sono circa 4 milioni e 68 mila i poveri che nel 2013 in Italia non riescono neanche a sfamarsi per effetto della crisi economica e della perdita di lavoro.
Quindi all’economia non serve solo più spinta, serve più onestà e coscienza da parte di alcuni dei nostri governanti.

18 ottobre – da Il Giornale.it Jacopo Morelli si scaglia contro la legge di stabilità

Il sistema è guasto! È tempo di una revisione!
Innanzitutto Basta con l’asservimento a quella che è una vera e propria bisca finanziaria travestita da europeismo. Siamo al limite dell’usura: 100 miliardi di euro all’anno dati, solo di interessi sul debito, alla Banche ed alla Finanza internazionale.
La prima urgente soluzione è il taglio delle spese pubbliche inutili. Ma per spese pubbliche, sia chiaro una volta per tutte, non intendiamo la Ricerca, la Sanità, la Pubblica Istruzione e i Servizi per i cittadini.
È necessario stabilire un tetto massimo degli stipendi e delle pensioni come già fanno gli altri paesi OCSE.
Solo dai costi della corruzione, pubblica ed amministrativa, si possono recuperare circa 60 miliardi che corrispondono al 4% del PIL.
Questo permetterebbe allo Stato di pagare, in maniera puntuale, le imprese e i creditori. Rientrerebbero circa 100 miliardi di euro che darebbero una reale spinta verso la Ripresa Economica.
Non ci sarebbe bisogno dell’IRAP che sta uccidendo imprese e lavoro e riporterebbe l’IMU sulle APRI al 5% massimo del reddito lordo.
Allora si che l’Italia potrebbe felicemente proclamarsi una Repubblica fondata sul Lavoro come da art. 1 della Costituzione.
Basta con i vorrei ma non posso!!! Far rinascere il paese si può. Vedi Tabelle per il risanamento dello Stato.

16 ottobre – da Il Corriere della Sera Ecco i dettagli della Manovra

La Legge di Stabilità prevede, per il 2014, un aumento in busta paga che va dai 110 ai 225 euro all’anno. Quindi ciò significa che al mese si percepiranno dai 9 ai 18 euro in più a seconda dei casi. (Forse i più fortunati potranno arrivare anche a 22-24 euro). In compenso la nuova tassa Trise potrà oscillare, sull’abitazione principale, dai 76 ai 220 euro a Milano e dai 94 ai 213 euro a Roma. Secondo i calcoli della Uil per una famiglia di 4 persone in un appartamento di 100 mq., la Tares potrebbe arrivare a costare addirittura 366 euro.

A voi i conti!

15 ottobre – da Repubblica.it Legge di stabilità: arriva la stangata

SE CONTINUA QUESTA GESTIONE ECONOMICA DELL’ITALIA FINIREMO TUTTI SOTTO I PONTI?

Da diversi mesi non si fa che leggere cattive notizie sull’Economia:  L’Euro si rivaluta sul dollaro USA, sulla sterlina, sulla moneta nipponica e cinese. Tutto ciò si traduce in meno competitività dei nostri prodotti che va a minare la già disastrosa economia italiana creando nuovi fallimenti e nuova disoccupazione (10 imprese chiudono ogni ora in Italia).
Ogni anno i nostri governanti, per tenerci calmi e per addolcirci la pillola delle tasse sempre più esose ci dicono che la crescita avverrà l’anno prossimo, che finalmente si intravede la luce in fondo al tunnel… (sperando che non sia il solito treno in arrivo) ed intanto tutti noi, ogni anno, diventiamo più poveri ed indigenti visto che i tagli toccano sempre quei settori che non andrebbero tagliati: imprese, lavoro e sanità.
La BCE continua nella sua politica teutonica, di stretta monetaria, influenzata o diretta dalla Germania che vuole tenere al guinzaglio l’Europa mediterranea facendoci pagare un tasso di interesse sul debito e sui prestiti alle aziende, parecchie volte superiore a quello tedesco.
Possibile che nessuno ancora se ne sia accorto? Ma per quali motivi non rinegoziamo queste vessatorie condizioni! Se abbiamo una moneta comune, in una Europa Comunitaria dovremmo, nello spirito genuino comunitario, vedere il più forte che aiuta il più debole; qui invece succede l’opposto, ed i paesi più deboli sono costretti a pagare interessi salatissimi ai più forti, non è questa quasi usura? Ma che tipo di comunità è questa Europa monetaria che affama le genti per arricchire le banche?
Ricordiamo che oltre 500 “gioielli del Made in Italy” sono stati venduti e/o svenduti negli ultimi 5 anni alla Germania, Francia, UK ed USA e persino alla Cina e India, una colonizzazione triste e strisciante!
Chi governa, invece di presenziare i salotti televisivi, dovrebbe semplicemente rimboccarsi le maniche ed iniziare ad operare secondo logica e buon senso “del buon padre di famiglia”. Basterebbe tagliare le spese realmente inutili (anteponendo il bene dell’Italia agli interessi di casta). L’Europa, il mondo intero ci guarda e controlla e rimangono sorpresi, e diffidenti, da queste allegre finanze pubbliche per poi accusarci, giustamente, di protezionismo illegale come nel caso di Alitalia.
La nostra immagine, la nostra autorevolezza e soprattutto la nostra credibilità agli occhi dei mercati esteri è fortemente compromessa da un debito e da una spesa pubblica esagerata. Di fatto impediscono qualsiasi ascolto o ri-negoziazione del debito, condizione necessaria per abbassare lo SPREAD per abbassare quindi il tasso di interesse su imprese e cittadini.
100 miliardi di euro all’anno dati, solo di interessi sul debito, alla Banche ed alla Finanza internazionale; prelevati attraverso una tassazione sempre più forzata ed odiosa dalle tasche dei cittadini e dalle Attività Produttive Italiane, questa cieca logica ha prodotto il disastro economico attuale.
Molti imprenditori sono stati costretti a chiudere, o a fallire o a scappare all’estero.
Ci rimane il triste dilemma se sia per incapacità o dolo che la nostra politica sta distruggendo tutto ciò che i nostri genitori hanno costruito con fatica ed impegno nei 5 lustri passati.
E’ stata incapacità o dolo la vendita o svendita di grandi aziende a cordate di imprenditori o a soggetti che non hanno quasi mai usato i propri soldi per comprarle; e presto assisteremo, se non si ridurrà la spesa ed i privilegi della casta, ad una’altra serie di vendite o svendite degli ultimi gioielli di famiglia, magari agli stessi gruppi o alla finanza internazionale? E poi cosa succederà? Che cosa venderemo ancora per pagare un debito pubblico che si ingrossa a dismisura o per acquistare materie prime e prodotti energetici, per far funzionare le nostre imprese o semplicemente per scaldarci d’inverno?
Mai acronimo è stato più calzante di quello che noi abbiamo scelto per la nostra Conferenza permanente che rappresenta oltre 1 milione di imprese con 5 milioni di lavoratori: Attività PRoduttive Italiane (APRI infatti).
Perché è arrivato il momento di APRIre gli occhi, di svegliarci altrimenti, molto presto, ci ritroveremo tutti quanti, in un freddo inverno sotto i ponti. O forse no perché nel frattempo avranno svenduto anche quelli!

14 ottobre – da Repubblica.it Centomila firme contro la Bossi-Fini

Immigrazione: basta con le demagogie inconcludenti
È eticamente inaccettabile la predica sull’accoglienza e la solidarietà da chi vive nello sfarzo e nel lusso quando la povertà, in Italia, è cresciuta in maniera esponenziale e coinvolge oltre 10 milioni di italianiCome possiamo accogliere decine di migliaia di immigrati clandestini che scappano dalle loro realtà quando non diamo nemmeno l’abitazione o il cibo ai nostri cittadini indigenti o senza casa e reddito?
Pensassero questi buonisti e illustri firmatari nonché i nostri politici ad aprire le porte delle loro case ed accogliere non solo gli immigrati ma gli stessi italiani che sono rimasti senza tetto perché non possono più pagare il mutuo della loro casa.
Siamo un paese Europeo ma l’Europa, puntualmente, si defila. Viene il sospetto che sia proprio per incapacità o addirittura per dolo che l’Italia non riesce a gestire questi flussi migratori insieme all’Europa.
Noi imprenditori, lavoratori e giovani talenti di ConfAPRI non siamo razzisti e non ci perdiamo in discorsi inutili ed irrealizzabili; noi accogliamo e diamo già lavoro a milioni di immigrati che, con regolare permesso di soggiorno e regolare contratto, contribuiscono al bene del nostro paese.
Siamo sempre stati a favore dell’accoglienza purchè calibrata e misurata alle necessità italiane ed alla professionalità di chi arriva, che deve lavorare e contribuire alla nazione e non andare a zonzo o peggio a delinquere. Decine di migliaia di immigrati che arrivano oggi diventeranno centinaia di migliaia se, come affermano certi politicanti che vivono di privilegi nel palazzo, apriamo a tutti; e chi li manterrà? Voi signori? o ci toglierete altri soldi dalle nostre tasche mantenendo i vostri redditi e privilegi intatti?
Perché anziché fare tanti discorsi inutili non si copiano le metodologie e regole che molti stati, anche mediterranei e vicini a noi, hanno adottato con successo ed efficienza? Solo così potremo evitare, in futuro, il ripetersi di simili tragedie ed i successivi disordini sociali.

13 ottobre da Ansa.it Vajont: Letta, basta cittadini serie A e serie B

Il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio Letta, all’unisono dicono che nel Vajont (purtroppo lo dicono con 50 anni di ritardi ed omissioni): […] “non fu una classica fatalità, ma la conseguenza di drammatiche colpe umane di cui non vanno taciute le responsabilità” e che non ci devono essere cittadini di serie A e cittadini di serie B.
INCREDIBILE!
Ora ci viene il dubbio che fra 50 anni, dopo che avranno ucciso ulteriori imprese e tolto il lavoro ed il futuro ai nostri giovani, ci verranno a dire che forse c’era un complotto della bisca finanziaria mondiale che ha letteralmente affamato i cittadini italiani, che ha portato la finanza e le banche a controllare l’economia indebitandoci e rendendoci tutti schiavi.
MA NOI VOGLIAMO CONOSCERE LA VERITÀ ORA! Vogliamo sapere perché vengono incrementate dai nostri governanti (Napolitano e Letta in testa) le tasse, prelevandoci gli ultimi quattrini dalle nostre tasche, indebitandoci con le banche che ci chiedono interessi altissimi, praticamente DA USURA e CHE CI RIDUCONO IN MISERIA! Vogliamo conoscere ora i responsabili che hanno e che stanno architettando tutto questo! Vogliamo conoscere ORA non fra 50 anni, se NOI, APRI-Attività Produttive Italiane, Imprenditori e lavoratori, insieme ai nostri giovani SIAMO CITTADINI DI SERIE B!!! E se la casta, la politica e le banche sono i cittadini di serie A! Pretendiamo una risposta ORA e non fra 50 anni. Come possiamo tollerare che i poteri nascondano, per decenni, tanti fatti e delitti mortali per la nostra democrazia e contro i cittadini; delitti di mafia, attentati, morti eccellenti dal generale Della Chiesa, a Falcone e Borsellino, ai morti che si gettano di schiena del Monte dei Paschi di Siena, ai patti STATO-MAFIA taciuti e secretati! Chiediamo spiegazioni ora per le centinaia, migliaia, di suicidi causati in gran parte da un fisco e dallo stato che terrorizza i cittadini, soprattutto quelli che operano e lavorano. Vogliamo saperlo ora, non fra 50 anni quando saremo tutti morti!

12 ottobre – da Il Sole 24 Ore Saccomanni, risorse per l’Imu? «Basta manovrine»

L’italia è il paese del futuro ma non in senso di prospettive reali ma dei verbi coniugati al futuro. La larga intesa è, in questo, perfetta: tutti, all’unanimità, rispondono con vedrò, valuterò, farò, provvederò e si potrebbe continuare all’infinito.
Anche il ministro dell’Economia ha spiegato che la legge di stabilità diventerà realmente operativa nel momento in cui si ritroverà la stabilità politica.
E mentre Papa Francesco invia 200 euro ad una signora anziana vittima di uno scippo perché Lui ama essere concreto, in Parlamento vengono bloccati tutti gli emendamenti sull’Imu con la seguente motivazione:
«adesso dobbiamo fare la Legge di stabilità che riguarda il 2014. Dovremo poi valutare quello che è necessario fare ancora per il 2013 una volta che abbiamo passato questo punto importante di strategia per il futuro» e così, di fatto si congela, per il momento, la questione Imu facendola rimanere una spada che pende sulle teste di tutti noi.
E intanto la storica casa automobilistica De Tomaso invia 900 lettere di licenziamento e la disoccupazione cresce e con essa il grado di povertà in cui ci stanno lentamente trascinando.

11 ottobre – da Il Corriere della Sera Poste Italiane in soccorso di Alitalia

Poste SpA. pare che sia l’unica ancora di salvataggio per rianimare Alitalia scivolata ormai verso un inesorabile declino del semi fallimento. Toccherà infatti a Poste S.p.A. versare 75 milioni per partecipare a un aumento di capitale per 300 milioni complessivi.
È soltanto la prima tappa di una sanguinosa ristrutturazione della compagnia aerea. Intanto il governo esulta preannunciando una rinegoziazione con Air France.
La Francia è sempre più vicina.

10 ottobre – da Il Sole 24 Ore Draghi difende l’Euro

Il numero uno della BCE, Mario Draghi, ha definito l’euro un processo irreversibile per andare verso una maggiore integrazione tra gli stati europei. Ma integrare significa completare, equamente, attraverso l’aggiunta di ciò che è mancante.
Allora come mai in Europa è tutto inversamente proporzionale visto che i Paesi economicamente più forti pagano gli interessi per avere questa “moneta dell’integrazione” fino a 10 volte meno rispetto ai Paesi più in difficoltà come il nostro?
Ancora una volta cittadini che lavorano, producono e intraprendono e legislatori parlano due linguaggi diversi.

9 ottobre – da Il Fatto Quotidiano Italiani poco occupabili

Il governo che non ottempera alla Costituzione, art.1 mettendo il lavoro e l’impresa al primo posto, viene meno al proprio ruolo! Non si può togliere il futuro ai giovani, il 40% è senza lavoro!
Ammessa, in alcuni casi, la responsabilità degli stessi giovani e delle loro famiglie, rimane che la grande responsabilità, pesante come un macigno, è governativa: i governi degli ultimi anni hanno gravato sul lavoro ed impresa con tasse e tributi, non solo incostituzionali, ma demenziali. Hanno e stanno mantenendo una pressione fiscale sulle APRI – Attività Produttive Italiane – che non solo riduce il PIL e le risorse per lo stato, facendo un ridicolo autogol, ma porta a morire le imprese e di conseguenza l’occupazione ed
il futuro dei giovani.
Un governo che si preoccupa solo ad aumentare balzelli già esosi, senza tagliare privilegi e spesa della casta, tassando i propri cittadini per distribuire alla bisca finanziaria mondiale oltre 100 miliardi di euro all’anno non può continuare ad esistere ed è destinato certamente a fallire! Purtroppo però sta trascinando nel fallimento e nella miseria tutti noi cittadini!

8 ottobre – da Il Corriere della Sera Governo: «Congelare le pensioni più alte». Blocco confermato oltre i 3 mila euro

E’ chiaro: il blocco alle pensioni “d’oro” deve essere fatto! Noi di ConfAPRI abbiamo un’idea precisa sulla questione (vedi proposta di legge) che da mesi, con fermezza, sosteniamo. Com’è possibile che ci sia chi si prende una pensione da 30/50 mila euro al mese e chi, invece, arriva a malapena a 300 euro? Chiediamo pensioni dignitose, per tutti, senza privilegi riservati a pochi.

7 ottobre – da Ansa.it Evasione fiscale per sopravvivenza?

Anche il Direttore dell’Agenzia delle Entrate finalmente si rende conto ed ammette che una pressione fiscale elevata non solo incrementa l’evasione (in gran parte di sopravvivenza diciamo noi) ma una pressione fiscale elevata fa morire le imprese, crea disoccupazione e quindi minori entrate per lo stato e miseria per tutti. Lo abbiamo detto quasi ogni santo giorno: finalmente cominciano a capire anche i dirigenti e politici!

6 ottobre – da Ansa.it Legge di Stabilità: dal 2014 più soldi in busta paga

ConfAPRI ha sempre dichiarato l’insostenibilità del costo attuale del lavoro per rimanere competitivi e la necessità di ridurre ai lavoratori ed alle imprese la tassazione sulle APRI (Attività produttive Italiane) che ricordiamo è all’incirca del 50% sui lavoratori ed al 70% nelle imprese: livello insostenibile che fa morire le imprese e riduce il lavoro!

5 ottobre – da Il Corriere della Sera La Germania vuole rimandare indietro 300 profughi

VERGOGNA! A chi si riferisce Papa Francesco con questo forte, ma quanto mai appropriato, termine? La vergogna è per un’Europa, a forte influenza tedesca, che predica bene e razzola male? O forse la vergogna è per la demagogia dei nostri politici che piangono lacrime di coccodrillo su una vicenda finita in tragedia ovvero gli sbarchi continui di fuggitivi e disperati che dovrebbe essere un problema europeo e non solo italiano?

4 ottobre – da Il Corriere della Sera Costi della politica, Dublino elimina il Senato

Una scelta importante, nell’interesse dei cittadini e del loro Paese, quella fatta dai senatori irlandesi che hanno deciso di chiudere «per inutilità e per eccessiva spesa» uno dei due bracci del sistema legislativo irlandese.

E se un simile provvedimento fosse preso in Italia, che cosa ne penserebbero i cittadini? I nostri senatori sarebbero altrettanto pronti a prendere una simile decisione, tesa a eliminare una casta, i suoi privilegi e un costo per lo Stato? Siamo convinti che gli italiani, lavoratori, giovani, imprenditori, disoccupati, plauderebbero a una simile iniziativa. Ma, dall’altro, i politici, che a parole annunciano la riduzione dei loro stipendi e una revisione del sistema elettorale, difficilmente riusciranno a scendere dallo scranno su cui si sono issati.

Noi di ConfAPRI plaudiamo al provvedimento irlandese: non a caso, tra i nostri Pilastri del Buon Governo, figura proprio questa necessità di tagliare il numero di parlamentari italiani con conseguente riduzione della spesa pubblica e benefici per il sistema Paese.

3 ottobre – da Ansa.it Berlusconi si arrende, fiducia a Letta. Terremoto Pdl, attesa conferenza ministri

Ieri la politica italiana ha dato prova di grande tenuta scenica con diretta televisiva.
Un teatro senza esercitazione generale visto lo stato di stupore dipinto sui volti dei senatori.
Ci vogliono far passare per normale ciò che in realtà è uno scandaloso tirare avanti di un governo che si regge in piedi sul nulla.

Fa una certa impressione leggere “ora cambio di passo vero e reale” perché viene spontaneo chiedersi: FINO AD OGGI AVETE FATTO FINTA?

ADESSO BASTA! Tagliate piuttosto le spese e salvate le imprese, il lavoro ed il futuro dei giovani e dei talenti, quindi degli italiani NON LE VOSTRE POLTRONE E LA CASTA A CUI APPARTENETE TUTTI!

Come aveva già concluso l’avvocato Miotto – il cliente andrebbe premiato perché, nonostante crisi e mancanza di liquidità, ha mantenuto in vita l’azienda e salvato 25 posti di lavoro. Speriamo che questa sentenza faccia scuola. Per la prima volta un giudice recepisce la grave situazione finanziaria delle nostre aziende alle prese, tra l’altro, con un sistema fiscale ormai inadeguato.

Il vostro blindarvi nei palazzi del potere per ore a ballare il minuetto delle poltrone ci costa una cifra sproporzionata di euro oltre ad essere una totale perdita di tempo.

ORA BASTA! NON UCCIDETE ALTRE IMPRESE CON LE VOSTRE TROPPE SPESE E TASSE, PERCHÉ COSÌ UCCIDERETE IL PAESE, GLI ITALIANI ED ANCHE VOI STESSI!

La nostra tolleranza è al limite della saturazione.

2 ottobre – da Il Sole 24 Ore Iva, inevitabile l’aumento da martedì

Ieri è scattato l’aumento dell’Iva al 22%, praticamente una nuova, terrificante, stangata per i cittadini. L’impatto è devastante sull’intero sistema economico in quanto interessa il 70% dei consumi totali fatta eccezione per i beni alimentari di prima necessità.

E i nostri politicanti hanno ancora il coraggio di presentarsi ai media e parlare di rilancio dei consumi e dell’economia? Con questo aumento dell’Iva i consumi si contraggono ulteriormente con la conseguenza che calerà ancor di più la domanda interna.

Lo stato sta distruggendo tutto. A subire l’aggravio peggiore saranno gli acquisti dei prodotti Made in Italy, da sempre asse portante della nostra produzione manifatturiera.
In altre parole circa 20 mila imprese che già operano in condizioni di grave difficoltà per colpa di tassazioni assurde e di una burocrazia eccessiva e asfissiante, rischiano di essere letteralmente spazzate via.

E mentre loro continuano a fagocitare il Paese a noi rimane la triste consolazione di poter mangiare i biscotti a colazione ma senza il caffè perché aumenta pure quello.

1 ottobre – da Il Gazzettino Imprenditore assolto

I giudici assolvono l’impresa se non ha la liquidità e perciò non paga le imposte per difendere l’occupazione e l’azienda. Conclude l’avvocato dell’impresa – il cliente andrebbe premiato perché, nonostante la crisi e la mancanza di liquidità, ha mantenuto in vita l’azienda e salvato 25 posti di lavoro. Spero che questa sentenza faccia scuola. Per la prima volta un giudice recepisce la grave situazione finanziaria delle nostre aziende alle prese, tra l’altro, con un sistema fiscale ormai inadeguato.

 

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