Proposta di legge: imprese

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Otto semplici leggi permetterebbero un’immediata crescita economica, grazie ai 200 miliardi di liquidità che entreranno nel sistema paese in 2-3 anni e senza alterare i conti pubblici, inaugurando così “Il Rinascimento Italiano”. La crescita si rafforzerà nel 2014-15 riducendo drasticamente la disoccupazione, la cassa integrazione, la mobilità e il numero di esodati; farà ripartire alla grande la produzione e l’export, i conti ritorneranno in ordine, crescerà il PIL e quindi si abbasserà l’indice deficit/PIL; ripartiranno i consumi e il benessere per i cittadini e la nostra moneta diventerà in pochi anni più forte di quella Svizzera!

Lo garantiamo noi di ConfAPRI grazie all’esperienza sul campo, al lavoro, all’analisi e alle proposte della rete di esperti in Attività Produttive Italiane che collaborano al TTG – Think Tank Group ConfAPRI attraverso il FORUM.

1 – Sblocco immediato dei circa 120 miliardi di euro dovuti dallo Stato e dagli Enti alle imprese, anche attraverso l’anticipo e lo sconto in pro-soluto presso la Cassa Depositi e Prestiti o presso le banche (gli interessi saranno a carico dell’Ente debitore e non a carico dell’impresa). La misura include anche che i pagamenti, fra Stato, Enti e privati, non dovranno mai superare i 60 giorni, con l’automatico riconoscimento, in caso di ritardo, di interessi dell’8% più tasso BCE o di altri costi documentati causati dal ritardo.

2 – Abolizione dell’IRAP. Un’assurda tassa sull’occupazione. Più un’impresa assume, più si indebita per crescere, più è tassata. L’IRAP va ridotta gradualmente a partire dal 2013, per essere annullata entro il 2014. Con l’IRAP le imprese più ricche e senza occupati pagano il 32% circa di tasse, mentre le imprese più povere e indebitate, con numerosi lavoratori, pagano fino all’80% di tasse. L’IRAP come riportato in uno studio dell’Istituto Bruno Leoni può essere coperta rapportando i nostri costi della politica a quelli delle Nazioni europee.

3 – Pagamento dell’IVA solo a incasso avvenuto, senza limitazione di fatturato, elevando questa procedura dagli attuali 2 milioni di fatturato annuo dell’impresa ai 10-20-50 e gradualmente senza limiti. L’IVA va pagata allo Stato quando incassata (questo oltre a sospendere qualsiasi incremento dell’IVA). Il pagamento dell’IVA quando incassata non produrrà differenze di gettito sostanziali, ma uno spostamento del gettito.

4 – Social Housing: un milione di abitazioni vincolate dalle banche vengano date al prezzo di mercato (scontate, poiché oggi incagliate) alle famiglie richiedenti attraverso un contratto di mutuo (affitto con riscatto di 20-30 o più anni in relazione al reddito, garantito dallo stato e prolungabile in caso di malattia o mancato reddito). Così saranno liberati circa 100 miliardi di disponibilità di credito che le banche potranno concedere alle imprese, per investimenti in Ricerca e Sviluppo Sostenibile, in nuove e giovani imprese, rilanciando la riqualificazione urbanistica ed il risparmio energetico (riducendo contestualmente le importazioni di gas e petrolio).

5 – Taglio delle tasse e dei tributi alle imprese e ai lavoratori. Il lavoro è un valore costituzionale, e le Attività Produttive Italiane quali imprese, lavoratori, giovani e talenti, lavorano per la crescita economica e sono la base della nostra costituzione, del progresso e del benessere di tutti i cittadini. Lo Stato riceve tributi dalle imprese per una cifra che oscilla tra i 34 e i 48 miliardi/anno tassandoli da un minimo del 30% fino, in alcuni casi, all’80% per chi ha meno capitali e più dipendenti, un’esagerazione! Per contro, lo Stato eroga contributi a sostegno alle imprese per decine di mld/anno (incentivi che vanno a finire al 90% circa ad imprese statali). Gli imprenditori sono disposti a rinunciare alle decine di mld/anno di incentivi a condizione che le imposte vengano dimezzate. Lo Stato risparmierebbe, le imprese e l’economia crescerebbero e con queste l’occupazione, il lavoro e il reddito per tutti gli italiani.

6 – Proposta di legge sulla giustizia: una giustizia, se non applicata non può definirsi tale e, oltre ad umiliare i cittadini, li spinge ad allontanarsi dal nostro paese. È necessario rendere la giustizia più rapida e prevedere le spese a carico della parte soccombente. La giustizia deve operare con celerità e le forze dell’ordine, anche con l’ausilio dei militari in servizio, devono far applicare e rispettare leggi e sentenze senza applicare alcun favoritismo o timori reverenziali. Obiettivi della giustizia sono garantire un equo processo in tempi ragionevoli, conciliando celerità/diritto alla giustizia a prescindere dalla propria capacità economica/diritto di difesa (senza abusarne).

7  – Made in Italy: proposta di legge per permettere l’uso del “Made in Italy” solo a quei prodotti che sono generati o fabbricati, per almeno il 90%, in Italia con l’uso di manodopera italiana.

8 Proposta di legge per eliminare totalmente la corruzione. Amministratori e dipendenti pubblici sono tenuti a mantenere un’etica cristallina (integrità). Come gestori del nostro denaro, non possono assolutamente tradire il rapporto di fiducia verso il cittadino. Se lo fanno, sono da considerare doppiamente disonesti. Uno Stato desideroso di ristabilire un clima di fiducia e rispetto reciproci con i propri cittadini e i propri azionisti, deve essere inflessibile con ladri e delinquenti che operano nel pubblico o nel privato, siano essi semplici dipendenti, dirigenti o politici di qualsiasi livello. Per eliminare la piaga che secondo diverse fonti autorevoli è stimata fra i 70 e 100 miliardi all’anno, basta una legge chiara, che non si presti a interpretazioni distorte.

5 reazioni a Proposta di legge: imprese

  1. giuseppe fiorillo ha scritto:

    concordo con chi come voi difendeimprese famiglie elavoro con stima pino fiorillo

  2. Francesco Fabbretti ha scritto:

    Molto condivisibile l’impalcatura generale, resta purtroppo la realtà di un debito pubblico che necessita un rifinanziamento costante impossibile da sostenere posticipando allo stato entrate in grado di chiudere il saldo almeno in parità. Siamo usciti da una procedura di infrazione da pochissimo tempo e prudenza vuole che si cerchi di evitare di ricadervi in tempi brevi rischiando di perdere il treno della flebile ripresa economica. Lo spread non lo decide l’Italia ma lo subisce per cui anche un piccolo imprenditore come me fa suo il consiglio che Tremonti diede all’allora leader del governo di centrodestra “vula bass’ e schiva i sass’!”. Senza andare troppo indietro nel tempo dobbiamo riconoscere i clamorosi errori economi che hanno stretto il nostro Paese in una morsa depressiva ferale: alle prime avvisaglie di crisi la Cancelliera Merkel varò una manovra economica suppletiva di 80 miliardi di euro mentre l’Italia sosteneva di non aver bisogno di alcuna correzione. Allora furono molte le imprese che si sentirono sollevate, oggi scontiamo una mancata capacità d’azione correttiva preventiva unita a scelte economiche europee da folli quali non chiudere immediatamente il buco greco (4 miliardi di euro) e incaponirci sulla richiesta al governo in carica di assumere misure draconiane. L’unione europea non si è mostrata così “unita” e abbiamo lasciato aperto il proverbiale buco che ha rischiato di far crollare l’intera diga sotto i colpi della speculazione internazionale guidata da agenzie di rating i cui giudizi sono apparsi, ben più di una volta, pilotati ad hoc. Concludo mentre sopra le nostre teste pende il rischio di un conflitto in Siria che di fatto rischia di rallentare, se non di fermare del tutto la timida ripresa con gli stati uniti d’America già sul piede di guerra per ribadire la loro supremazia su questa anziana e sfilacciata Europa

  3. Elena Bimbi ha scritto:

    Serve, subito, una legge che tuteli il Made in Italy: ormai tutto viene dalla Cina e poi ci viene spacciata come merce italiana. Servono dazi all’ingresso: solo così ci potrà essere futuro per le nostre aziende

  4. Cristina C. ha scritto:

    Concordo pienamente sulla proposta di abolizione dell’Irap

  5. GIANLUCA ha scritto:

    Grazie dell’occasione che mi avete offerto .

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