Proposte di legge “Carta Italia”

Come ridurre il debito dello Stato, le spese e le tasse e far ripartire l’economia, lo sviluppo e quindi il benessere per tutti i cittadini in pochi anni? Le nostre proposte sono fondate su precisi dati statistici dell’OCSE e mirano a far rientrare la spesa, il debito pubblico, le tasse e i contributi sul lavoro e sulle imprese nella media dei 34 paesi OCSE e, possibilmente, nella media dei 5 più virtuosi per non vederci ancora per molto relegati fra i mediocri.

 (bozza in progress)

Proposte di legge: malcostume, casta e corruzione (casta e privilegi, favoritismi, corruzione sia del pubblico che privato, pensioni d’oro, auto blu, scorte, mafie, criminalità)

Proposte di legge: malgoverno, finanza ed economia (evasione, integrità morale, etica e moralità, equità fiscale e contributiva, debito pubblico fuori controllo: come ridurlo)

Proposte di legge: modernizzazione politica e burocratica (governo centrale e periferico, federalismo fiscale, feudi burocratici, snellimento e taglio drastico di leggi, procedure, regolamenti, rivoluzione digitale)

Proposte di legge: giustizia e polizia (leggi civili e penali, amministrazione delle leggi e loro rispetto, carabinieri, polizia, finanza, militari, giustizia penale, servizio civile, rieducazione delle devianze con restituzione ai cittadini)

Proposte di legge: scuola, formazione e cultura (scuola dell’obbligo e universitaria, formazione continua, cultura e comunicazioni, educazione civica)

Proposte di legge: ricerca, innovazione e sviluppo (ricerca e innovazione governativa, universitaria e imprenditoriale, parchi PST, incubatori, pilastri dello sviluppo compatibile e del benessere dei cittadini)

Proposte di legge: infrastrutture del Paese (viarie, ferroviarie, aeroportuali, marittime; logistica, vie digitali e banda larga)

Proposte di legge: imprese, lavoratori e talenti (start up, turismo, finanza e banche, merchant/venture e angels)

Proposte di legge: sanità e prevenzione (medicinali, cure, degenza ed assistenza a domicilio, telemedicina)

Proposte di legge: socialità e pensioni (disoccupazione, maternità, asili nido e infanzia, aiuto agli indigenti, diritto di cittadinanza)

Proposte di legge: meritocrazia – il merito del cittadino (quanto il cittadino ha contribuito con tasse e tributi, diretti ed indiretti, al sostegno dello Stato e degli altri valori)

 

ConfAPRI vuole ridurre il debito dello Stato, le spese e le tasse per favorire lo sviluppo, far ripartire l’economia e garantire il benessere a tutti i cittadini. Il tutto attraverso azioni mirate e attentamente pianificate. Bisogna tagliare la spesa pubblica, che attualmente assorbe il 50% del PIL del Paese, per riportarla al 35/40% del PIL come nei migliori paesi OCSE nostri concorrenti secondo questi parametri:

– 5% nel primo anno

– almeno 30% nel giro di 5/6 anni.

La spesa pubblica annua deve essere ridotta dagli attuali 800 miliardi a 500 per permettere una modernizzazione dello Stato, la creazione di un federalismo responsabile a livello locale e regionale e l’eliminazione dei mali secolari del Paese e delle grandi vergogne nazionali: le caste, i privilegi, la corruzione, le mafie e l’evasione fiscale, in parte generata da una pressione fiscale inaccettabile sulle imprese e sui lavoratori.

Tagliando del 50% il debito pubblico avremmo un risparmio di ben 150 mld/anno. Tutto questo sarà reso possibile grazie alla privatizzazione di proprietà, concessioni e partecipazioni dello Stato. Come? Attraverso fondi quotati, gestiti con competenza e trasparenza al di fuori delle lobby e dei partiti.

Se le proposte contenute nella Carta Italia saranno adottate, se verrà garantito il taglio delle tasse e delle spese pubbliche (mantenendole per legge al 35/40% sul PIL) l’Italia acquisterà nuova credibilità sul piano internazionale, si abbasseranno i tassi di interesse e tanti saranno i sottoscrittori, nel nostro Paese e all’estero, di questi fondi. Noi APRI, insieme ai cittadini che ne hanno possibilità, saremo fra i primi a farlo, contribuendo anche obbligatoriamente con una parte della nostra disponibilità economica.

Per i restanti 720 mld/anno di spesa proponiamo una attenta razionalizzazione: 

– pensioni e socialità (300 mld/anno)

– sanità (115 mld/anno)

– sicurezza, militari e forze dell’ordine (20 mld/anno)

– giustizia e relativa gestione (10 mld/anno)

– università e ricerca (10 mld/anno)

Inoltre è necessario un taglio più significativo sugli altri 260 mld/anno di spesa corrente, spesso incontrollata e sconsiderata come dimostrato da vari scandali. I possibili tagli operabili, finalizzati a una modernizzazione dello Stato e a uno snellimento della burocrazia, potrebbero essere mirati a ottenere una riduzione di:

– personale

– partiti

– privilegi della casta

– attività burocratiche

– enti considerati superflui

Questo porterebbe a un risparmio in questo settore stimato tra i 50 ed i 100 mld/anno nel giro di alcuni anni.

Corruzione, mafie e criminalità gravano sullo Stato per quasi 100 mld/anno. L’economia migliorerebbe di 5 punti percentuali di PIL se riuscissimo con poche leggi, ferme e non sensibili ad interpretazioni ambigue, a cancellare questa vergogna nazionale. Un vero ostacolo per la crescita delle imprese oneste e capaci.

Le Apri chiedono al governo di cancellare le decine di miliardi/anno di incentivi all’impresa che dovranno essere compensati da una minore tassazione, allineata a quella dei migliori paesi OCSE e comunque non superiore al 25/30% . L’occupazione giovanile e le nuove imprese dovranno essere favorite ed esenti da imposte e tributi per almeno 3 anni. Inoltre tasse e contributi sul lavoro andranno ridotti per essere simili a quelli dei paesi OCSE più virtuosi.

Le APRI dimostrano nella Carta Italia che un cambiamento è possibile, che è possibile far ripartire l’economia, fermare la de-industrializzazione e mettere fine al declino che ha visto la capacità di reddito degli italiani diminuire del 40% nell’ultimo decennio. Circostanze che hanno portato alla pesante crisi capace di minare la sopravvivenza dei cittadini e che sta cancellando il futuro dei giovani.

Questi interventi e proposte hanno lo scopo di svegliare i cittadini dall’intorpidimento e dalla pigrizia, di dar loro una scossa affinché diventino attenti e sensibili nei confronti dei datori di lavoro, di chi governa, degli individui che essi stessi hanno eletto. Tutti concordano sul fatto che i conti debbano tornare a essere regolari, ma a pagare non devono essere solo le classi lavoratrici e imprenditoriali, ma le classi (definite anche caste) che beneficiano della spesa pubblica con una voracità spesso spropositata rispetto ai propri meriti. Una parte di cittadini, rappresentata dai più coraggiosi, dai lavoratori onesti del settore privato e di quello pubblico, dai lavoratori delle forze dell’ordine e dei corpi militari, unitamente ai cittadini che intraprendono, e che hanno acquisito meriti (contribuendo con le tasse) chiedono a gran voce che si dia avvio alla “primavera del rinnovamento dei valori”, a un risanamento, alla nascita di una gestione etica e trasparente della cosa pubblica.

9 reazioni a Proposte di legge “Carta Italia”

  1. Donato V. ha scritto:

    Concordo anch’io sulla necessità di una bella riforma costituzionale. Per costruire un buon edificio si parte sempre dalle fondamenta. E visto e considerato che la nostra Costituzione, al momento, viene letteralmente calpestata che si riformino, almeno, quelle parti che potrebbero dare vita ad una ripresa.

  2. Luciano Poggetti ha scritto:

    Le vostre proposte di legge non trascurano proprio nulla. Ma siamo sicuri che poi tanta varietà di tematiche non porti anche a un pò di dispersione?

  3. francescocarlobianca ha scritto:

    Dalla molteplicità degli interventi, molto qualificati, deduco che è arrivato ormai il momento per organizzare un incontro propedeutico alla predisposizione di una Carta Costituzionale, redatto da cittadini al di fuori della politica militante, da offrire all’attenzione delle Comunità Nazionale prima che i politicanti professionali, da tempo squalificati, mettano in piedi un inconcludente Comitato Costituzionale, pro domo propria, finalizzato a rendere vano ogni tentativo di rinnovamento dello strutture dello Stato, quale strumento all’esclusivo servizio della Comunità Nazionale, unica titolare della Sovranità.

  4. Francesco Carlo BIANCA ha scritto:

    Fin dal 2005 ad oggi 2013, ho predisposto una Ipotesi di Nuova Costituzione, allo scopo di modernizzare e moralizzare il nostro Paese. E’ possibile scaricare l’Ipotesi dal sito Web di Google sopra citato a titolo del tutto gratuito. Sono certo che il contenuto della Ipotesi si trovi in perfetta sintonia con i vostri programmi. Se vi interessa, potremmo concordare un incontro per illustrarne meglio i contenuti e programmare la sua diffusione. Cordiali saluti Francesco Carlo BIANCA Cell. 3478989868

  5. Paolo Brambilla ha scritto:

    Occorre partire da un resoconto di che cosa era l’Italia quando c’era una specie di euro ante-litteram, quando cioè c’era un’area “europeista” al nord, e un’area “grecista” al sud. C’era insomma in Italia una moneta unica, la lira, che aveva però valori diversi: se assegniamo un valore alla moneta di allora per esempio potrebbe essere 10 al nord, 5 al centro, 2 al sud. Ma la media di questi valori, pesati, poteva dare un valore medio di 6 – 7. Quindi nel nord avevamo una moneta che valeva 6 – 7 e godeva rispetto ai concorrenti (es. tedeschi) un vantaggio di sconto da 10 a 7, cioè diciamo il 30% di sconto sui mercati internazionali. Ma bisognava anche mantenere l’economia da 2, quindi tasse ecc. trattenute dallo Stato per mantenere il resto del Paese. L’industria che doveva pagare gli stessi stipendi al sud finiva a fare un trasferimento di valuta. Vediamo ora un competitor come la Germania: ritenevano di avere uno svantaggio nei confronti del nord Italia (che invece era gravato dagli altri costi accennati) quindi la Confindustria tedesca voleva stroncare questo tipo di concorrenza. Per attirare l’Italia nell’euro è stato applicato lo stesso trucco che si usa per attirare un “pollo” a una partita di poker: vieni nel gruppo dei grandi, non vorrai fare parte dei poveri … Ma nel momento stesso in cui si fissa il cambio, il Paese più debole va in sofferenza. E gli italiani lo sapevano. Basta andare a pescare nei verbali della Camera dei Deputati del 1978 a proposito del primo sistema monetario europeo, lo SME. Votò contro solo il PCI (esattamente Giorgio Napolitano) “perché fissando i cambi l’unico sistema per il pareggio sarà colpire i salari”. Così è poi successo, una volta fissati i cambi. Nel 1992, dopo anni di cambi fissi, non ce la facevamo più (così anche l’Inghilterra) e uscimmo dalla banda di oscillazione dello SME. Se vi ricordate, nel 1992 presero addirittura di notte i nostri soldi dai conti correnti, dopo aver incenerito le riserve per mantenere il cambio. Infine si raggiunse il 30% di svalutazione, il panico, ecc. Quando però ci si guardò intorno, non era morto nessuno, anzi si passò già nel 1993 alla riduzione dell’inflazione da 5 a 4%, e la bilancia dei pagamenti passò in attivo. I tassi iniziarono a scendere. Però poi ci siamo fatti prendere dalla stessa fregatura, la moneta unica, l’euro. Con tutti i soldi accumulati nelle banche tedesche, grazie alla loro posizione di vantaggio, si è iniziato a prestare enormi masse di denaro soprattutto in campo immobiliare. Lo stesso avvenne negli USA con i subprime, e pure in Spagna, Portogallo, Irlanda, Grecia, ecc. La posizione dell’Italia era diversa, perché gli italiani avevano già la casa in gran parte, ed eravamo benestanti. Oggi basta leggere i giornali per apprendere che per la BCE gli italiani sono ricchi e i tedeschi poveri. Ma dopo tutti gli “spiumaggi” subiti dagli italiani negli ultimi tempi per ripagare i tedeschi, che cosa è restato? L’IMU da 24 miliardi dove è finita? 4 miliardi al Monte Paschi, 20 miliardi al Fondo salva-stati. Da qui a Spagna e Grecia, che li hanno usati per ripagare le banche tedesche. Intanto noi non rilanciamo l’economia. Il problema è che dopo aver firmato il “Fiscal compact” l’Italia non poteva che agire così. Vanno discusse ora le alternative, che cosa fare, ma non c’entra niente essere finiti in un vicolo cieco o ridurre gli sprechi. Oggi si può cambiare ciò che è stato deciso, comunque è importante “informare”. Forse è giunto il momento di passare in Italia a una valuta parallela. Non si tratta di uscire dall’euro, si tratta di affiancarlo con una nostra valuta, che possa essere emessa dalla Banca d’Italia senza pagare alcuno scotto ad altre nazioni; possiamo continuare a chiamarla “lira” e scambiarla liberamente con l’euro. Tecnicamente significa liberare i consumi interni e rilanciare l’economia senza alcun costo per i cittadini.

  6. maurizio ha scritto:

    sono un amminsitratore delegato di due piccole realtà con un totale di 40 dipendenti.
    Tra le vostre proposte di legge non trovo nulla per la questione annosa dei pagamenti tra aziende che in volume valgono molto di più di quelli della pubblica amministrazione e dove nel Far West italico il più forte detta le condizioni.
    Grazie per l’attenzione

  7. Travaglino ha scritto:

    Introducete per cortesia anche una legge sull’IVA che si dovrebbe versare allo stato SOLO QUANDO VIENE INCASSATA, oggi lo stato pretende da noi le tasse anche se non le abbiamo ancora in tasca e ci dobbiamo indebitare! VERGOGNOSO!

  8. gioele ha scritto:

    Perchè non si svaluta l’euro fino alla parità col dollaro?
    questa misura consentirebbe l’aumento della competitività del 30% in Europa ma l’unico a parlarne sembra essere Tremonti
    cosa impedisce tale azione?

  9. Fernando Spera ha scritto:

    sono un piccolo imprenditore
    Con tutte queste straordinarie proposte siete molto vicini a tutti noi.
    Chi rispecchia più da vicino la Vostra CARTA ITALIA sembra essere il movimento a “5 stelle ” che rispecchia quasi integralmente il Vostro ” che sia da votare un movimento anzichè un partito??????

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